Gavia & Unknown Mortirolo

Gavia & Unknown Mortirolo

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Due giorni a caccia di salite, non importava molto quali salite, l’importante era faticare e soffrire e alla fine la scelta è ricaduta sulla mitica accoppiata di Gavia e Mortirolo!
Abbandonato da Maddi che era a divertirsi per un addio al nubilato, avevo in mente di piazzarmi in Val di Susa con l’obiettivo del Colle del Sommeiller. Quando però il gestore del Rifugio Scarfiotti mi ha detto che c’era ancora neve e che nel weekend ci sarebbe stato un motoraduno ho pensato che non fosse proprio una furbata andare a respirare polvere per due giorni.
Ecco quindi il piano di riserva: bici nel bagagliaio, macchina fino a Edolo e poi Gavia e Mortirolo spezzati da una notte in quel di Bormio!

Edolo – Bormio / Passo Gavia


Il giro è quello classico, già fatto nell’Agosto del 2013, ma nonostante questo è una di quelle tappe che rifarei una volta all’anno. Ormai, a parte il tratto Edolo – Vezza d’Oglio, si arriva a Pontedilegno percorrendo circa venti chilometri di pista ciclabile, sarebbe infatti totalmente diverso se si dovesse risalire la valle sulla strada principale!
Con tutta la calma di questo mondo e sotto il sole cocente (finalmente, oserei dire!) arrivo a Pontedilegno, mangio qualcosa e decido di cominciare la scalata del Gavia, lo so già, sarà una scalata lunga e faticosa.

Let's rock!

A photo posted by Giovanni Pirotta (@brokenp87) on

D’altra parte il Gavia è da sempre la mia bestia nera! Sarà perchè in passato mi ha respinto due volte, sta di fatto che la soffro in modo particolare, quest’anno poi che non mi ero ancora spinto sopra i 2000 metri di quota mi aspetto un vero e proprio calvario.
Fortunatamente la salita scorre via tranquilla, per assurdo i momenti di difficoltà li ho avuti nella prima parte, quando invece me li sarei aspettati più avanti con l’innalzamento di quota, chissà come mai.
Appena dopo Sant’Apollonia la strada si stringe e comincia una serie di tornanti immersi nel bosco, siamo ancora all’inizio, ma le dure pendenze del Gavia fanno guadagnare quota abbastanza velocemente. Sorpassati i 2000 metri la strada si apre, a sinistra la Valle delle Messi, dietro la Val Camonica, davanti i nuvoloni grigi che non promettono nulla di buono.

La salita da qui è magnifica, ma il bello deve ancora arrivare! Infatti, come l’ultima volta, decido di non passare dalla galleria scavata nella roccia, ma di prendere la vecchia strada sulla sinistra alla ricerca di quel pizzico di avventura in più.
La scelta si rivela ancora una volta azzeccata, nonostante sia praticamente impossibile pedalare sui ciottoli di questa strada abbandonata, lo scenario che si può ammirare in questi 500 metri scarsi è qualcosa di unico e sarebbe un vero peccato perderselo passando nel buio del tunnel.

La vecchia carrareccia però porta con sè anche una triste storia, infatti nel 1954 un automezzo del battaglione “Bolzano” precipitò a causa di un cedimento improvviso della strada e morirono diciotto alpini, motivo per il quale fu in seguito costruita la galleria.

Tornato sull’asfalto mancano poco più di due chilometri alla cima e sono forse i chilometri più suggestivi di tutta la salita. La carreggiata si fa più stretta e il manto stradale è decisamente più rovinato, proprio come piace a me! Ci si inerpica con tre tornanti in rapida successione, sotto lo spettacolo del Lago Nero, finalmente ci si ritrova circondati dalle rocce, si respira aria di alta montagna, le nuvole si abbassano, la pedalata si fa lenta, ma ormai il Rifugio Bonetta è in vista, è fatta!

Neanche il tempo di appoggiare la bici per fare la classica foto ricordo che comincia a piovere. Questa volta mi è andata benissimo, anche perchè mentre dentro al rifugio mi mangiavo una fetta di torta, fuori si scatenava il temporale, non sarebbe stato il massimo se mi avesse colto in salita!

Infilo giacca e pantaloni antipioggia e con la temperatura che sarà scesa di almeno dieci gradi nel giro di altrettanti minuti mi butto in picchiata su Bormio. Dopo pochi minuti smette di piovere e torna il sole e da lì in poì sarà una tirata unica e infinita, mi mancavano le discese alpine.

Arrivato a destinazione vado a bermi una radler nella piazza principale per poi raggiungere l’Hotel Eira dove dormirò stanotte. Dopo la doccia mi svacco sul letto, le gambe fanno male, ma dalla finestra ho una vista magnifica sulla conca di Bormio e ripensando alla cima del Gavia solo per un momento tutto l’acido lattico accumulato è come se non ci fosse!

Bormio – Edolo / Unknown Mortirolo


Stamattina la sveglia è con relativa calma, colazione al piano di sotto, chiudo le borse e sono pronto a partire. Prima però passo dal centro di Bormio per comprare un panino e la mitica bresaola della Valtellina, poi vedo una focaccia e decido di prendere anche quella!
I primi 25 chilometri di strada sono una vera e propria libidine, praticamente tutta discesa che alterna tratti sul Sentiero Valtellina (ancora in costruzione, ma in alcuni punti già percorribile) a tratti sulla vecchia SS38. Si passa per il paese di Aquilone e sotto il Monte Zandila, tristemente famoso per l’alluvione e la frana del 1987.
Oggi la giornata è spettacolare, arrivato a Grosio faccio una pausa per mangiarmi la focaccia, non so come sia possibile, non è passata neanche un’ora e ho già fame, bene, ma non benissimo!

Per il Mortirolo di oggi ho deciso di non fare il famoso versante di Mazzo, l’avevo percorso tre anni fa, sicuramente ciclisticamente è il vero Mortirolo, ma dal punto di vista paesaggistico a parte i chilometri finali non offre molto essendo molto chiuso in mezzo al bosco. Leggendo in rete e analizzando la strada da Google Streetview ho studiato un mix di versanti: parto da Grosio su una strada più che secondaria (diversa da quella “classica” del versante di Grosio), da questa imbocco la strada proveniente da Grosotto che a sua volta si congiunge a quella “classica” di Grosio per poi innestarsi definitivamente sul versante di Mazzo per gli ultimi tre chilometri di salita!

Ride the road less pedalled and take the less known side to conquer the Mortirolo!

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In pratica tocco tutti i versanti del Mortirolo e la scelta si rivela perfetta alternando tratti nel bosco a tratti più aperti con delle belle viste su tutta la valle che pian piano si allontana sotto di me. Uno potrebbe pensare che questo mix possa rendere la salita più semplice, ma non è così, il Mortirolo è sempre durissimo e il GPS continua ad andare in “Auto Pause”, il che non è molto incoraggiante!

Arrivato in cima mi fermo mezz’ora all’ombra per rinfrescarmi con una bella Coca-Cola fresca e mangiare il classico panino con la bresaola.

Decido poi di ripartire abbastanza presto nonostante il caldo per andare ad esplorare quello che ho chiamato l’Unknown Mortirolo, il Mortirolo sconosciuto.
Grazie ai fantastici racconti e alle foto di Jered & Ashley Gruber l’anno scorso sono venuto a conoscenza di questa deviazione, una strada stretta e nascosta che si stacca dalla principale qualche centinaio di metri dopo il passo e una ventina di metri prima del rifugio sul versante di Monno.
Si sale ancora per cinque chilometri, ma il dislivello da coprire è di poco superiore ai 200 metri, per cui niente di impossibile anche se si hanno le gambe a pezzi.

It was worth it to do some extra climb above the Mortirolo! Hidden roads always take you in the best places…

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Vi assicuro che Jered & Ashley hanno pienamente ragione quando dicono che ne valeva la pensa di fare un po’ di salita in più, guardare per credere!

Una volta in cima si comincia a scendere su asfalto, da qui in poi non so bene cosa mi aspetta, so che ci sarà un tratto sterrato in discesa, ma forse avrei fatto meglio a girare la bici e tornare indietro.
La discesa, infatti, si rivela davvero impegnativa, un vero e proprio muro a picco sulla Valcamonica! Tratti di sterrato sconnesso intervallati da brevi tratti asfaltati attraversati da innumerevoli canali di scolo che ti obbligano quasi a fermarti per evitare di decollare. Per di più verso la fine ecco arrivare un chilometro scarso di pavè! Insomma una discesa tecnicamente fantastica per veri amanti dell’avventura, ma forse dopo il Mortirolo sarebbe stato meglio una discesa più godibile.

Con le mani e le braccia a pezzi imbocco la strada per Edolo, posizione areodinamica (per quanto io possa essere aerodinamico) e giù in picchiata, un gelato per chiudere in bellezza il giro e poi bici nel baule che si torna a casa!

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