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Ronde Van Vlaanderen 2023

Ronde Van Vlaanderen 2023

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Dal giorno in cui ho ideato il Martesana Van Vlaanderen a quando ho tagliato il traguardo sono passati 3915 giorni e oggi forse si chiude un cerchio, ma su quella linea che si è appena chiusa continuerò a pedalare e dentro quel cerchio rimaranno per sempre i quattro Martesana Van Vlaanderen e le sue edizioni alternative, l'esperienza del Trittico e tutti gli amici e le persone che senza questa mia fissa per le Fiandre non avrei mai conosciuto! Grazie Fiandre e grazie a chi ha reso possibile la realizzazione di questo sogno, voi sapete chi siete.?

Lo scorso 15 Marzo era una tranquilla giornata in smart working, seduto alla mia scrivania a scartabellare fogli excel e sanare un bug che aveva completamente sminchiato un database di metadati!

Era una tranquilla giornata fino alle 10:15, quando il telefono vibra, notifica whatsapp, mittente Federico Ciocca.

La mia faccia deve sicuramente aver assunto un’espressione perplessa, non ci sentiamo da tipo cinque o sei anni, abbiamo giocato a basket insieme nella stagione 2009-2010, chissà cosa vuole.

In tempo meno di zero scrivo a Maddi!

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Bene, si può cominciare ad organizzare la cosa. Non sono gasato, di più! La prima opzione è andare in Belgio con il pullmino, ma spararsi mille e passa chilometri da solo non è che mi aggrada più di tanto.

Guardo gli aerei, trovo un buon prezzo volando su Charleroi, ma detto sinceramente ho zero sbatti di smontare la bicicletta e metterla nel cartone, quindi mi informo se posso noleggiare una di quelle sacche che usano i ciclisti seri, quelli che davvero vanno in bici. Trovo anche un sito, ma ovviamente per il weekend del Fiandre tutte le sacche sono prenotate. Insomma, va a finire che siccome Maddi non sa che cosa regalarmi al compleanno decide di fare questa pazzia e regalarmi la borsa da bici!

Si fa sul serio allora? Veramente no, perchè la forma fisica è inversamente proporzionale all’euforia, sono certo che il percorso da 144 km lo porterò a casa, su quello non ho alcun dubbio, ma so che sarà tosta!

Arriva il giorno della partenza, saluto Maddi e Ceci che rimangono a letto, carico valigia e bici e il buon vecchio padre mi accompagna ad Orio.

Volo tranquillo, a terra freddo, pioggia e vento, cominciamo bene! Recupero la macchina e imposto il navigatore verso Oudenaarde. Una volta nei dintorni, essendo presto e avendo tutto il pomeriggio a disposizione, decido di andare verso il Koppenberg a fare una ricognizione, sapendo che magari qualche pro sta provando il percorso.

Sono baciato dalla fortuna, quando arrivo sul muro più famoso e forse quello più duro di tutti ecco che vedo due UAE che spingono la bici. Trentin lo riconosco subito, l’altro ci metto un attimo. No aspetta, è proprio lui, Pogacar!

Ebbene si, anche lui è umano e sta spingendo, con tutto il fango sopra le pietre il tratto più ripido e quasi impossibile farlo in sella. Forse è semplicemente troppo rischioso, ma mi metto il cuore in pace, dovesse capitarmi domani posso sempre dire che anche Pogacar ha spinto sul Koppenberg.

Dopo di loro passano i Movistar e la scena è la stessa, piede a terra, spingere, risalire, spintarella aiutati da noi che eravamo a bordo strada e poi su fino in cima. Passa anche la Paternoster, alcuni della Israel e poi altre ragazze che però non riconosco. Per essere stata un’improvisata posso ritenermi soddisfatto!

Decido quindi di andare a ritirare il pettorale alla partenza di domani, ne approfitto per mangiare tipo 300 grammi di pasta al sugo dal sapore non esattamente identificato, birretta e poi via verso il Paterberg!

Qui non c’è praticamente nessuno se non i ragazzi che stanno allestendo i tendoni, comincia a piovere più forte, tira vento e fa freddo, ma ho appuntamento qui con Cheung e Roland, due delle dieci persone con cui passerò questa incredibile avventura!

Si perchè Fede ed alcuni suoi amici ad Amsterdam hanno creato questa specie di squadra chiamata Chupa Rueda (che in spagnolo vuol dire ciuccia ruote) ed è con loro e alcuni amici di amici di amici che sarò in casa!

Scopro che manco gli altri nove si conoscono tutti, ma non è molto importante, nel gruppo whatsapp a cui mi avevano aggiunto dopo aver accettato l’invito si parlava principalmente della carbonara del venerdi sera e della grigliata del sabato. Era il gruppo perfetto!

Ci dirigiamo a Deinze dove si trova la casa che ci ospiterà per due notti, nel giro di un’oretta siamo tutti lì e faccio la conoscenza di questo gruppo internazionale.

Ci sono quattro italiani, un austriaco, uno svedese, un canadese, un colombiano, un australiano e un brasiliano! Detta così sembra una barzelletta, invece è un gran figata!

Taglia il guanciale, mischia l’uovo, gratta il formaggio, signori e signori la carbonara è servita!

Il mattino seguente la sveglia suona presto, bisogna mangiare, caricare le bici in macchina e dirigersi verso la partenza della Ronde amatoriale. Il cielo è plumbeo, pioviggina, quella pioggerella fine fine che rompe il cazzo, lo sappiamo tutti, sarà una giornata epica!

La partenza è ritardata a causa di scarpe dimenticate e batterie del cambio scariche, insomma, ci spariamo una bell’oretta al freddo in attesa dei ritardatari, ma alle 09:30 siamo pronti, si parte!

Sono 144 i chilometri da affrontare, 18 muri in totale più 4 settori di pavè, non tutti saranno affrontati dai professionisti il giorno successivo e alcuni che loro affronteranno il percorso non li prevede, ma poco importa, si respira aria di festa!

L’ho già detto che piove? Si? Non importa, è bene ribadirlo. Piove!

Piove mentre affrontiamo il Wolvenberg e il tratto in pavè di Jagerij per poi dirigerci verso il primo muro in pavè, il Molenberg! I ciottoli bagnati scivolano sotto le ruote, ma fino al primo ristoro al trentesimo chilometri si procede tutto sommato in maniera tranquilla!

Si riparte con il muro di Marlboroughstraat e il settore di Haaghoek per poi affrontare in rapida successione il trittico asfaltato Leberg, Berendries e Valkenberg, una breve pausa per rifiatare e poi l’Eikenberg che chiude l’anello a ovest di Oudenaarde, che sarebbe il primo circuito lungo che affronteranno i pro il giorno dopo.

Ho scritto rifiatare, ma se c’è una cosa che ho capito fin da subito è che non sono i muri ad ammazzarti le gambe, sono i fottuti falso piani al 2% con il vento contro che ti danno la botta definitiva e ti uccidono piano piano le gambe!

Al secondo ristoro fa un freddo cane, ci saranno non più di 6°C, siamo poco oltre la metà per quanto riguarda i chilometri, dal punto di vista altimetrico invece manca la parte peggiore, o migliore, dipende dai punti di vista!

Facciamo un attimo il punto della situazione:

  • Cheung e Roland sono partiti prima e stanno affrontando il percorso da 177 km
  • Daniel l’abbiamo perso
  • Tarnie ha avuto un problema al cambio e ha rotto la catena, sta tornando all’arrivo in qualche modo
  • Fede e Herman decidono di aspettare Francesco che ha completamente finito i pattini dei freni, ma dal meccanico c’è almeno mezz’ora di coda
  • Higor, David e io abbiamo troppo freddo per stare fermi e decidiamo di andare
 

Subito dopo il ristoro arriva il momento del Koppenberg. L’organizzazione offre la possibilità di aggirarlo in quanto il fondo è molto slippery. Whaaaat??? Ma non ci penso neanche!

Per evitare ingorghi ci sono le forze dell’ordine che gestiscono l’accesso al muro. Arriva il mio turno, sono carichissimo, so di potercela fare! Ce la sto facendo, ma un maledetto inglese perde l’equilibrio davanti a me. A destra ci sono tutti quelli che stanno spingendo, a sinistra c’è il bosco, o gli vado addosso o metto il piede a terra. Non ho scelta, gli vado addosso! In realtà ho messo il piede a terra, un vero peccato perchè stavo andando su bene.

Non c’è molto tempo per rifiatare, svolta a sinistra sulla famosa Mariaborrestraat e poi su per il Steenbeekdries che anticipa di pochi chilometri il più famoso Taaieberg, il muro reso famoso dagli attacchi di Tom Boonen.

Siamo davvero nel tratto più frenetico perchè il Berg Ten Houte arriva subito dopo, seguito a ruota da Kaperij e Kanarienberg prima dell’ultimo ristoro nel centro di Ronse.

In questo tratto per tipo non più di quindici minuti sono riuscito a togliermi la giacca antipioggia, poi appena superato il Taaieberg ha ricominciato più forte di prima, perchè l’ultimo tratto del percorso va fatto con la pioggia, era scritto nel contratto!

Siamo rimasti io e Higor, ma lui pedala molto più veloce di me, gli dico di non preoccuparsi e di andare senza problemi, ci vediamo all’arrivo! Stiamo insieme fino all’imbocco dell’Oude Kruisberg, qui lo vedo prendere uno, due, tre, dieci, cento metri, non ci provo nemmeno, i muscoli stanno cominciando a soffrire, non tanto per la fatica, ma più che altro per il freddo e l’acqua!

Dopo il Kruisberg si affronta l’asfalto del suo gemello Hotond per poi deviare dal percorso della gara dei pro e affrontare una bellissima strada in mezzo al bosco dal difficilmente pronunciabile nome di Karnemelkbeestraat.

Ho apprezzato queste modifiche al percorso che magari tagliano via tratti che la Ronde affronta sulla strada principale. Bravi gli organizzatori, perchè di fatto questo evento non vuole essere un ricalco del percorso originale, ma un giro alla scoperta delle Fiandre come territorio, la Ronde è solo una scusa.

Piove! Piove che è un piacere. Sento che i miei freni sono completamente finiti e dal rumore sinistro proveniente da quello anteriore credo che la pastiglia sia finita, siamo al ferro contro ferro! Molto bene.

Ora mancano gli ultimi due muri, quelli che ormai ogni appassionato di ciclismo nomina insieme, gli inseparabili Oude Kwaremont e Paterberg!

Sono carichissimo, discesa, curva, pavè e comincia con dolci pendenze il muro decisivo della Ronde! Sono stanco ma voglio provare a spingere, il fondo è abbastanza sconnesso, non come il Koppenberg che è il peggiore, ma siamo subito dietro.

La pendenza sale, non è lunghissimo il tratto duro, mi fermo perchè voglio fare un paio di foto, riprendo a tutta e a tutta significa a 7-8 km/h, non di più, ma la gente sotto l’acqua che incita nonostante non sia più tanto presto ti dà la carica giusta!

Ne manca uno soltanto, l’approccio al Paterberg è da spavento se lo pensi affrontato alle velocità dei professionisti, discesa su strada stretta, svolta secca a destra e sbam, il muro! Trecento metri scarsi con il tratto centrale che lo capisci subito che è mortale.

Ma ragazzi, sono abituato al Padernmuur, può farmi paura il Paterberg? Ma non scherziamo, il Paterberg me lo mangio a colazione! Faccio il ganasa come si dice dalle mie parti, ma sono certo ancora prima di prendere il pavè che lo porto a casa, culo sulla sella, ultimo rapporto, trovo il mio ritmo e non ce n’è per nessuno, Paterberg in the pocket!

I muri sono finiti e ora posso dirlo, presi singolarmente non sono ovviamente una passeggiata, ma non sono duri, hanno tratti in doppia cifra, ma prima e dopo si può rifiatare. Credo che nella gara sia ovviamente la rapida successione e la velocità con cui questi vengono affrontati a fare la differenza, ma non meno importante sono gli approcci ai muri, strade strette dal fondo in parte sconnesso, una lotta di posizione continua che basta una singola distrazione e ciao! Ho scoperto l’acqua calda è vero, ma vi assicuro che in televisione la questione delle discese e delle stradine non rende per niente.

Mancano gli ultimi dieci abbondanti, drittoni infiniti, gambe invece finitissime, piove, ho fame, mi fermo per mangiarmi una barretta, le mani sono fradicie e ghiacciate che non riesco letteralmente ad aprire la giacca e poi ad aprire la carta della barretta, devo utilizzare il metodo primitivo, usare i denti!

Senza manco farlo apposta proprio sotto la flamme rouge da dietro arrivano Herman e Fede, mi hanno raggiunto e non c’è occasione migliore di un bell’arrivo in parata! Sono stravolto, sette ore e un quarto sotto l’acqua, ma ho la pelle d’oca, emozioni a mille con la ciliegina sulla torta di incontrare per puro caso i Pops!

Se ci penso bene, era il 14 Luglio 2012 quando ho avuto l’illuminazione di intitolare Martesana Van Vlaanderen un giro nei dintorni di casa caricato su Strava, sono passati praticamente dieci anni, una vita intera, giocavo ancora a basket e non stavo con Maddi per intenderci! 

Da allora ho pedalato per 3915 giorni e oggi forse si chiude un cerchio, ma su quella linea che si è appena chiusa continuerò a pedalare e dentro quel cerchio rimaranno per sempre i quattro Martesana Van Vlaanderen e le sue edizioni alternative, l’esperienza del Trittico e tutti gli amici e le persone che senza questa mia fissa per le Fiandre non avrei mai conosciuto!

Grazie Fiandre e grazie a chi ha reso possibile la realizzazione di questo sogno, voi sapete chi siete.

All’arrivo ci fermiamo pochissimo a causa del freddo, il tempo di prendere la medaglia e poi via tutti a casa, c’è una grigliata da preparare: salsiccia, wurstel, costata, Daniel non si stacca un attimo dal barbecue e merita un applauso e un brindisi per questo, birra a fiumi stasera, ce la siamo meritata.

Il giorno seguente dopo aver sistemato la bici nella sacca e pulito l’enorme casa che ci ha ospitati ci dirigiamo verso l’Oude Kwaremont, qualcuno starà lì solo al primo passaggio, qualcuno fino al secondo, l’unico che rimarrà fino alla fine sono io che tanto ho l’aereo la mattina successiva.

Offriamo una birra a Tom Dumoulin (vedi video) che accetta di buon grado e subito dopo un bel bratwurst con patatine fritte, bisogna scaldarsi in qualche modo perchè fa freddo e tira vento. Si cammina nei prati infagati tra baracchini, megaschermi e tifosi provenienti da tutto il mondo, tutti lì per la Ronde e per il duello tra Van Aert, Van der Poel e Pogacar che non delude le attese!

Vedere i pro volare sul pavè fa sempre uno strano effetto, mi godo entrambi gli ultimi passaggi poi passo al megaschermo per assistere all’arrivo di un fenomenale Tadej!

Poco dopo è il momento della gara femminile, un solo passaggio sul Kwaremont per loro ma sempre lo stesso effetto, volano sul pavè nonostante il fango che ricopre le pietre, uno spettacolo che vedrà trionfare Lotte Kopecky che su queste strade sembra non avere rivali.

Sto letteralmente ibernando, cammino quasi un’ora per tornare alla macchina, direzione Charleroi, camera d’albergo vicino all’aeroporto e domani mattina si torna a casa, le mie donne mi aspettano e ho una medaglia da consegnare alla mia tifosa numero uno!