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Tuscany Trail 2023

Tuscany Trail 2023

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Questa è una storia lunga, di quelle che partono tanto tempo fa, non ci si ricorda più come e dove è cominciata esattamente, se tra i banchi di scuola oppure sui campi di basket. La storia è piena zeppa di episodi, aneddoti, cazzate, discorsi profondi, è la storia di un gruppo di amici che col passare del tempo non si vedono più come una volta e quindi hanno pensato bene di passare qualche giorno sui pedali partecipando al Tuscany Trail 2023.

Prima di cominciare a leggere questo racconto ci tengo a fare una premessa importante, non sono state assunte sostanze stupefacenti, il che, a ben pensarci, potrebbe essere alquanto preoccupante!

Tutto ciò che andrete a leggere non è detto che sia successo veramente, o forse si?

Basta, cominciamo con il racconto vero e proprio e come tutti i racconti si comincia con la presentazione dei protagonisti.

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Teo

L’uomo dei mille soprannomi, se ne elencano alcuni a titolo di esempio: l’Africano, Parigina e Matthew Brown! Risalgono ai tempi delle scuole medie, periodo durante il quale era solito arrivare a scuola senza cartella sulla sua Saltafoss, appassionato collezionatore di ritardi agli appuntamenti, col tempo ha intrapreso la carriera di energy manager e girovaga per l’Italia a bordo di un minivan degli anni ’80 alla ricerca del vento per fare kite surf, nel tempo libero a volte lavora ottimizzando i consumi di impianti industriali e casalinghi, ma solo se ne ha voglia! Ha indetto per il 2023 l’anno delle vacanze perchè se le merita, zero chilometri nelle gambe, ma lui non lo sa e non gliene frega niente.

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anto

Si presenta da forestiero al paesello di Inzago a metà delle elementari, sempre in quel periodo gli viene associato il soprannome Poz per una vaga somiglianza con Renato Pozzetto, capello riccio sbarazzino lo si sentiva arrivare in lontananza in sella a una delle sue innumerevoli Vespa. Uomo dai mille interessi, tra le sue innumerevoli passioni elenchiamo lo skateboard e l’ortocoltura che pratica tutt’ora in maniera clandestina nel giardino di una villa abbandonata all’insaputa delle autorità. Ultimamente si occupa di gestione di immobili e si è avvicinato alla bicicletta, è alla sua terza partecipazione di fila al Tuscany Trail, nonostante sia il più allenato di tutti dichiara sempre di non farcela per poi farcela sempre!

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Gio

Il più disagiato del gruppo, non è mai stato chiaro se i suoi amici gli vogliono davvero bene o se sono lautamente ricompensati da un’associazione benefica che offre amicizie a persone in difficoltà. Prima cestista, poi ciclista, intraprende in tarda età la carriera di chitarrista senza sfondare nell’ormai saturo mercato musicale, nel tempo libero si occupa di datawarehouse e applicazioni bancarie, difficilmente riesce a stare troppo tempo senza fare nulla e ha una propensione a occupare il proprio tempo con attività non remunerative. Dicono sia il favorito per la generale data la sua esperienza di viaggi in bicicletta, scottato dall’ennesima crepa sul suo cavallo d’acciaio prende decide di affrontare l’avventura con una nuova bici!

Non ricordo molto degli elementi fondamentali che servono per una buona storia, ma di solito, una volta presentati gli attori, le sceneggiature cercano di piazzarli in un determinato contesto spazio-temporale.

Bene, la nostra storia è ambientata in Toscana, forse tra tutte la regione più famosa nel mondo, quella che fa rimanere a bocca aperta gli stranieri. Regione piena di storia, di arte, la terra del Mulino Bianco e dell’intro de Il Gladiatore, ma soprattutto la patria dei Ghibellini.

I nostri tre protagonisti sono alla partenza nel Parco delle Sughere di Donoratico, foto di rito davanti allo striscione del Tuscany Trail, caffè e brioche e sono pronti a partire.

La camera inquadra i tre pronti a salire in sella, stacco, primo piano sui piedi, pedale agganciato, prima pedalata, schermo nero.

La storia si interrompe, come ogni storia che si rispetti anche noi abbiamo un passato tormentato, abbiamo bisogno di un flashback per cercare di spiegare le origini dei nostri protagonisti.

Inzago, provincia di Milano, esterno palestra, sera d’estate, caldo afoso. Un gruppo numeroso di amici appena maggiorenni si ritrova tutte le sere e come tutte le sere c’è indecisione su dove andare a passare la serata. Tra una partita a snake sul Nokia 3310 e un insulto gratuito alle varie madri si decide di andare all’Alkimia. Nessuno, nessuno sapeva che stava per andare in scena quello che è poi diventato famoso come “Lo schiaffo di Dalmine”.

Il gruppo numeroso, le naturali malsopportazioni e incomprensioni, i diversi interessi a quel tempo, una parte del gruppo tirò dritto sull’A4, loro diventarono i Guelfi, noi diventammo i Ghibellini aka Ghibella.

Anto faceva parte dei Guelfi, per la verità si era autoproclamato capo dei Guelfi e aveva pure fatto la maglietta “100% Guelfo”, io e Teo, insieme ad Andre, membro fondatore ma non presente nell’avventura in bici, dei Ghibella.

Il flashback fa poi un veloce salto avanti nel tempo di qualche anno, i protagonisti sono più maturi, alcuni amori col tempo sono cambiati, i protagonisti stessi sono cambiati e si ritrovano in una fredda domenica sera di inverno.

Interno, taverna di Teo, luce soffusa, quasi da night club clandestino, soffitto basso, cimeli del passato sulle mensole, camera in piano sequenza per raccontare il grande rientro di Anto che con un profondo discorso strappalacrime torna a far parte del gruppo insieme alla sua dolce metà Martina.

La scena si chiude con un attacco disperato con due dadi dei carri armati gialli di Teo in Ontario contro quelli rossi di Andre nei Territori del Nord Ovest. I carri armati gialli perdono, Teo esce sconfitto e mostra il suo obiettivo, il peggiore, quello più odiato: “Conquistare 18 territori presidiandoli con almeno due armate ciascuno”

La narrazione torna ora al presente, pineta, spiaggia sul Mar Tirreno, filtro polarizzato, qualche flare che fa molto film indipendente girato con poco budget, una pausa dal set per un rapido assaggio di banane on the road, la salita per Rosignano Marittimo, la signora di un alimentari che ci accoglie come tre figliocci, mezzo chilo di panzanella a testa, un po’ di pollo con verdure e pecorino, la giusta carica per ributtarsi sul percorso che finalmente comincia a salire.

Cambio di scenario, bosco, il borgo di Santa Luce, strada sterrata, discesa sconnessa, pioggia, temporale preso in pieno, troupe in difficoltà, necessaria uno ice-cream stop a Laiatico con la piazza invasa dalle bici, il Teatro del Silenzio, “Con Te Partirò” di Bocelli in sottofondo, ancora salita, ancora discesa, ultima fatica per Volterra che è una very-son-of-a-bitch-of-a-climb, birretta in piazza e poi via al nostro alloggio per chiudere questa prima tappa del nostro Tuscany Trail.

Il regista, piuttosto che sulle sensazioni dei protagonisti, sceglie di concentrarsi sugli odori della camera tra la puzza dei vestiti sudati e bagnati, le scarpe umide e l’odore di terra attaccata alle borse. La camera si sofferma su Teo con le gambe sul muro per sciogliere l’acido lattico, ma non è che Anto e Gio siano freschi come delle rose.

Una scena poi tagliata e disponibile solo nella versione estesa in DVD Blu Ray mostra i nostri protagonisti nell’atto della spalmatura della crema all’eucalipto nelle parti basse, scene brutte, non adatte ai deboli di cuore!

Per la seconda tappa, l’obiettivo è partire presto, ma è un po’ come l’obiettivo dei diciotto territori, sai già che fallirai miseramente, non hai possibilità di vincere, soprattutto se non conquisti e difendi bene l’Oceania, ho sempre odiato i bastardi che la conquistavano e poi avevano sempre quei due maledetti carri armati da piazzare ad ogni turno. Fottuta Oceania!

La tappa comincia in discesa, sole, il giusto tepore mattutino per affrontare la successiva salita su strada bianca, in cima c’è il primo intoppo tecnico con Gio che fora all’anteriore, pausa tecnica per la riparazione e via seguendo la Via Francigena fino alle porte di San Gimignano dove la guest star è addirittura il primo cittadino!

Da qui in poi si apre la fase adventure della giornata, il direttore della fotografia per queste scene opta per l’accentuazione dei colori rosso e marrone, viene attivata anche la macchina della pioggia, acqua da sopra, fango da sotto, sarà mud fest fino a Monteriggioni dove un muro degno del Fiandre ci accoglie per entrare nel borgo invaso da ciclisti per poi proseguire verso Siena e la sua iconica Piazza del Campo.

Non ci fermiamo molto, d’altronde sta per cominciare la golden hour e noi che aspiriamo a diventare influencer capiamo subito che dobbiamo sfruttare il momento in uno dei tratti pù belli del Tuscany Trail, la strada bianca di Radi ci farà fare il botto di like!

I nostri imboccano lo sterrato e con uno stacco d’autore in dissolvenza quasi impercettibile siamo teletrasportati nelle campagne di Inzago, periodo adolescenza, i nostri amici sono in bici a scorrazzare al tramonto per le campagne, dovevano rientrare per cena ma si sentivamo ribelli pronti a conquistare il mondo, poi all’improvviso un tonfo, fuori inquadratura, Teo era caduto e si era aperto il mento!

La sceneggiatura perfetta sarebbe quella che la stessa cosa fosse successa nel presente, ma non è così, spiace dover deludere le aspettative, Aldo Grasso sarà feroce e ci stroncherà per questo excursus narrativo immotivato prima di mostrare i nostri che arrivano sani e salvi a Vescovado, pronti per un bel piatto di pici all’aglione!

La regia per la terza tappa decide di giocare con un ulteriore stile, dopo i flashback sulle origini, le scelte azzardate di fotografia e i salti temporali piazzati caso, è il momento del documentario, audio in presa diretta e camera libera da mal di testa in stile Cloverfield.

Colazione e operazioni pre-partenza rapide, ma non rapidissime, e subito via nella nebbia mattutina alternando asfalto e strade bianche fino a Buonconvento, dove ci attende uno dei luoghi simbolo di tutto il Tuscany Trail, bistrattato e malcagato dagli altri partecipanti, ma come si fa a ignorare l’Hotel Ghibellino di cui siamo soci di maggioranza?

Proseguendo su bellissime strade bianche raccordando pezzi di Eroica ed Eroica Montalcino si passa da Lucignano d’Asso e Pienza con lo spettatore che vive l’esperienza completamente immerso nel punto di vista dei tre protagonisti, la calma e la pace dei sensi la si raggiunge quando l’inquadratura si perde all’interno della schiacciata con porchetta e pecorino. 

Si riprende rapidamente e con un montaggio frenetico che strizza l’occhio all’Academy con messaggi di inclusivity per riequilibrare il troppo testosterone di questa storia senza capo nè coda, i nostri si buttano quindi in picchiata per poi risalire alla rocca di Castiglione d’Orcia passando da Bagno Vignoni.

Nei contenuti extra si può vedere come nella post-produzione questo punto è stato quello che ha richiesto il maggior lavoro, il montatore ha dovuto effettuare alcuni tagli e il tecnico dell’audio è stato obbligato agli straordinari per inserire alcune censure in modo da non ricevere l’etichetta V.M.18, ma soprattutto perchè non ci si voleva inimicarsi il Vaticano.

Per altro non se ne capisce bene il motivo, la stessa casa cinematografica ha infatti in pre-lavorazione da anni una sceneggiatura (scritta dallo stesso autore di questo articolo) ambientata in una realtà distopica che racconta l’ascesa al potere di Papa Wojtyla come serial killer e successivamente come mandante segreto di tutti i più famosi omicidi della storia.

Ma non perdiamo il filo, i nostri proseguono per la splendida Val d’Orcia assaporando il gusto della polvere fino alla loro meta, il Relais Santa Genoveffa di Paganico che li attende con la sua piscina, giusta ricompensa per la fatica di questi primi tre giorni!

Come tutte le narrazioni è arrivato il momento del colpo di scena che cambia le carte in tavola, al posto di chiudere il giro in quattro tappe sparandosi 155 km il giorno dopo i nostri protagonisti optano per spezzare il tappone e fermarsi a Follonica per chiudere il giro il giorno successivo con una mezza tappa.

Nonostante i fischi del pubblico per la codardia dimostrata i tre amici sono convintissimi di aver fatto la scelta giusta, potranno godersi in tutta tranquillità la Maremma, il mare, una bella cena di pesce e poi affrontare la passerella finale lunedì mattina!

Non è che sia proprio andata così, ma poco importa! La prima parte del percorso della quarta tappa attraversa forse il tratto meno bello di tutto il Tuscany, il regista ci intima infatti di correre veloce, si sofferma solo sulla salita di inizio tappa e sul tratto singletrack in mezzo ai prati, il resto viene girato, ma solo ed esclusivamente per il side project dell’aiuto regista, un corto spaghetti western dal titolo “Pignoni Roventi”.

All’inizio del tratto nella riserva naturale Diaccia Botrona il clima nel gruppo comincia a farsi pesante, Teo ha fame e non ragiona più!

La colonna sonora aumenta la suspense, per un breve attimo sembra che il film possa prendere la piega di un horror movie tipo 28 Giorni Dopo nel quale uno degli amici attacca alle spalle gli altri divorandoli brutalmente e abbandonandoli sulla spiaggia della deserta Castiglione della Pescaia per scoprire solo in seguito che il vin santo della cena precedente conteneva un fungo parassita che divorava dall’interno lo sfortunato protagonista.

Sembra la trama di The Last Of Us, ma fidatevi, sono loro che hanno copiato noi o forse devo semplicemente smetterla di drogarmi, ultimamente sto prendendo roba buona si vede!

Per fortuna gli highlights della giornata sono in chiusura di tappa, la sterrata di Cala Violina sotto la leggera pioggia è proprio quello che ci vuole per fare il pieno di bellezza prima di essere trafitti da un pugnale a forma di grattacielo azzurro che svetta senza senso sul mare di Follonica!

Aldo Grasso potrà anche stroncare il nostro film, ma sarei proprio curioso di trovare qualcuno in grado di trovare del bello in questo scempio architettonico.

Dopo una buonissima zuppa di pesce tutto sembra apparecchiato per la passerella finale, ma è qui che lo sceneggiatore decide di giocare la sua carta migliore: pioggia per tutta la notte!

L’ultima tappa prende quindi il via sotto una leggere pioggerellina con i nostri in costante difficoltà a guidare il mezzo sul fondo sabbioso e sul fango, ecco il singletrack nel bosco, divertente all’inizio, da bestemmie in seguito perchè è davvero impossibile guidare senza rischiare di cadere. La sequenza di biiiip in fase di montaggio sarà elevata anche in questo caso!

Nonostante tutto questo i nostri ne escono vincitori, proseguono a rilento, ma solo perchè il regista deve girare dei primi piani in slow motion ma manca il budget per la camera super professionale, e sono pronti per affrontare l’ultima bellissima salita immersa nel bosco.

Il profumo di mare comincia a farsi sentire, forse è soltanto la puzza che proviene da noi stessi visto che fatichiamo a starci vicino da quanto siamo sudati, ma ormai c’è quella bromance nell’aria che va bene tutto!

E allora festeggiamo la fine di questo viaggio con un bel fritto misto e tagliere di affettati e un piatto di pici con sugo di polpo nell’osteria di Sassetta prima di buttarci in picchiata verso l’arrivo e chiudere il nostro Tuscany Trail!

Adesso viene il bello, perchè come tutte le volte che si chiudono i viaggi in bici è tempo di tornare alla realtà e non è mai semplice, sono stati cinque giorni clamorosi, ci siamo divertiti un sacco, ci serviva e probabilmente ci servirà in futuro ripetere un’esperienza simile.

Grazie ad Anto e Teo per la splendida avventura, senza di voi non sarebbe stata così divertente!
Grazie a 3T e Simone per il fantastico mezzo che mi hanno messo a disposizione e di cui mi sono follemente innamorato!
Ma soprattutto, grazie Maddi e Ceci, grazie Marti e Sofi per averci permesso di poter vivere questa incredibile esperienza!
Infine grazie ad Andre, Ari e Cami per il supporto da remoto e per il semplice fatto di fare parte dei Ghibella, perchè alla fine se l’anno prossimo vinceremo un Oscar come miglior film straniero il merito sarà da dividere con tutti voi!