Rifugio Quinto Alpini 2014

Rifugio Quinto Alpini 2014

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Per un weekend la bici la lasciamo a casa, dopo più di un anno dall’ultima volta è giunto il momento di allacciare gli scarponi, infilare lo zaino in spalla e camminare in montagna!
Non pensavo che la mia proposta fatta qualche mese fa potesse avere così tanto successo tra gli amici. Avevo mandato una mail un po’ a tutti e quando Curzio, Sara, Anto, Max, Laura, i due Teo e ovviamente Maddi hanno confermato la loro presenza un sorriso si è stampato sulla mia faccia! Un gruppo di nove persone per un trekking del genere è tanta roba.
La meta proposta è uno di quei rifugi di cui per anni (in Alta Valtellina ci ho passato undici estati della mia infanzia) ho sentito parlare e di cui sono sempre rimasto affascinato, vuoi perchè si trova a 2877 metri, vuoi perchè è proprio sotto una vetta mitica come il Gran Zebrù, sta di fatto che il Rifugio Quinto Alpini era tra i miei preferiti ancora prima di esserci arrivato la prima volta!
A posteriori posso dire che difficilmente scenderà dal mio personalissimo podio dei rifugi.
Non essendo dietro l’angolo ci tocca partire alle 04:00, chi praticamente non ha dormito, chi dorme in macchina e chi non la smette un secondo di parlare, dopo quasi quattro ore siamo a Bormio, breve pausa per comprare da mangiare e poi via verso Niblogo da dove parte il sentiero della Val Zebrù.
Fino al Rifugio Campo si va abbastanza tranquilli, si chiacchiera allegramente, si ride e si scherza, siamo davvero un bel gruppo e l’atmosfera è quella giusta, si capisce subito che sarà un gran weekend!
Dopo la pausa pranzo raggiungiamo la Baita del Pastore (2166 m) e da qui si comincia a fare sul serio, il sentiero si impenna, il Quinto Alpini lo vedi là in alto con il singolare tetto giallo che contrasta con la roccia nera e la neve ancora presente in abbondanza!

Qui è inevitabile che ognuno vada su con il suo passo, la cima dello Zebrù è avvolta dalle nuvole, il silenzio è irreale, qualche roccia rotola dalla parete sulla nostra destra, l’ossigeno comincia a mancare, siamo circondati da qualcosa che ci lascia costantemente a bocca aperta, sia perchè ci manca il fiato, sia perchè è proprio in questi posti che ti accorgi di quanto piccoli siamo al cospetto della Natura!

Non senza difficoltà raggiungiamo tutti il rifugio, gli ultimi 100 metri di dislivello sono tutti sulla neve, si sprofonda alla grande e bisogna stare attenti, quando si ritorna sulla roccia è fatta e alle 17:30 siamo tutti davanti alla nostra tazza di tè caldo, stanchi morti, ma totalmente soddisfatti!

Dopo una cena coi fiocchi usciamo per andare nel dormitorio, fa un freddo esagerato, ma sotto le coperte si sta che è un piacere. Qualche pazzo (siamo Curzio, Sara, Maddi ed io) si sveglia alle 04:00 per uscire e vedere l’alba, purtroppo però le nuvole sono basse e non riusciamo a goderci del tutto lo spettacolo, bisognerà tornare!

La sveglia per tutti è comunque abbastanza presto, prima di tornare giù bisogna fare colazione e salire per circa 15 minuti fino ai piedi del ghiacciaio sfiorando, senza però raggiungerli di un soffio, i 3000 metri. Anche qui in cima le nuvole coprono la vetta dello Zebrù, ma è un momento bellissimo e viverlo insieme agli amici di sempre è impagabile!

Torniamo al rifugio, riprendiamo gli zaini e cominciamo la discesa sul nevaio tra cadute e scivoloni per poi proseguire più spediti fino a valle tra una pausa spuntino alla Baita del Pastore e un piatto di pasta al Rifugio Campo.

Arriviamo alle macchine con il mal di gambe, stanche e sporchi, ma contenti per un epico weekend in alta montagna!

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