Passo Gavia & Mortirolo

Passo Gavia & Mortirolo

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Appena tornato da due settimane di vacanze insieme a Maddi tra l’oceano, i Pirenei, il Verdon e la Costa Azzurra, non c’è niente di meglio che approfittare del ponte di Ferragosto per una due giorni (tre se contiamo quello di pausa) tra le Alpi!!!
Dopo tanti inviti quest’anno decido di andare a trovare gli zii che hanno una casa a San Carlo sulla strada che da Bormio porta al passo del Foscagno, ma la soluzione trovata non è certamente quella più comoda, infatti arriverò in treno ad Edolo e partirò per raggiungere il Gavia, scendere in Valtellina e risalire fino a San Carlo, un giorno di relax e poi lo sterrato della Val Verva, la discesa su Grosio e le pendenze mostruose del Mortirolo prima della picchiata finale!!!

Edolo – San Carlo / Passo Gavia


Parto presto da casa, il father mi accompagna in auto fino alla stazione di Treviglio da cui prendo il treno per Brescia e da qui cambio prendendo il piccolo treno per Edolo.
Il viaggio non è certamente breve e salgo in sella alle 11:oo di mattina passate, non proprio l’ideale considerando i 2000 e oltre metri di dislivello, ma non è che c’erano molte altre alternative!
I primi chilometri sono sulla strada principale, poi finalmente imbocco la bella ciclabile della Val Camonica che costeggiando l’Oglio mi porta fino alle porte di Ponte di Legno da cui comincia la salita vera e propria (ma già per arrivare a Ponte sono 700 metri di dislivello).
Il Gavia, quel mostro sacro del ciclismo, teatro nel lontano 1988 di una delle più epiche tappe del Giro, una salita che nel 2004 mi ha respinto per una crisi di fame delle più tremende e nel 2008 mi ha fermato a qualche chilometro dalla vetta per il freddo e il meteo poco rassicurante, quest’anno bisogna chiudere il conto!
Da Sant’Apollonia in poi la salita non scherza più, si entra nel bosco ed è tutta un’altra storia, il traffico è pari a zero nonostante il giorno di festa, la strada è perfetta, il meteo anche, le gambe fanno una fatica bestiale visto che era più di un mese che non pedalavo sulla One Hundred Black, ma il Gavia doveva essere mio!
Per rendere ancora più unica la giornata decido di non passare all’interno della famosa galleria, ma di percorrere la vecchia strada che passa proprio di fianco, ormai lasciata a se stessa e piena di ciottoli enormi su cui si fatica a stare in piedi, qui passarono i ciclisti in quel famoso 1988, qui si è fatta la storia!
Mancano pochi chilometri, ultimi tornanti ed ecco il Rifugio Bonetta, breve stop perchè non è proprio prestissimo, una fetta di torta e una coca con vista su tre stambecchi scesi quasi fino alla strada e poi la bellissima discesa verso Santa Caterina, a cannone lungo le curve dolci con il ghiacciaio come sfondo!

Da Santa Caterina a Bormio si va sullo stradone, cominciano le strade che conosco bene avendoci passato le mie prime undici estati e dopo il centro prendo la strada bassa che passa da Premadio, mi voglio male perchè si scende per poi risalire e non contento una volta arrivato ad Isolaccia decido che fare la statale del Foscagno fino a San Carlo non sarebbe il massimo, per cui raggiungo il campo sportivo da dove parte una nuova pista ciclopedonale che porta fino a Semogo.
Da qui prendo la strada secondaria che tira come matti, ma su cui ci sono soltanto io e qualche contadino intento a fare il fieno, sicuramente meglio dello statalone!
Gli ultimi chilometri di salita sono tremendi, probabilmente la fame o la voglia di farmi una doccia da quanto sono sudato mi spinge ancora un po’, ecco la strada che scende alla casa dello zio, scendo dalla bici e la cuginetta sbuca fuori dalla porta, bici nel fienile e poi doccia calda prima di una cena coi fiocchi come sempre quando in cucina c’è la zia!
Domani mi aspetta un giorno di relax in compagnia, mattinata con aperitivo ad Isolaccia e pomeriggio a Livigno a fare un giro per il centro, è bene riposare un po’ perchè il giorno dopo sarà ancora più dura di oggi!

San Carlo – Edolo / Val Verva & Mortirolo


Partenza di buon mattino dopo una ricca colazione, la strada è lunga e il treno ha un orario ben preciso per cui bisogna ragionare anche in relazione a quello!
Saluto zia, zio e cuginetta e parto con il bagaglio minimal di questa tre giorni verso Arnoga sulla statale del Foscagno. Una volta giunto al tornante dove si imbocca la strada per la bellissima Val Viola (fatta lo scorso anno a piedi) prendo la deviazione che entra nel bosco e percorro per un tratto la strada asfaltata fino al parcheggio delle auto dove una strada sterrata si stacca dalla lingua di asfalto che punta al Viola e scende verso sud, verso il ponte sul fiume e verso delle pendenze assurde su una strada in cemento!
Mi devo mettere in testa che è soltanto l’inizio e che la strada che mi porterà al Passo di Verva non sarà una passeggiata! Il paesaggio magnifico aiuta, mi fermo spesso perchè ci sono mille foto da fare e l’assenza di persone rende il tutto ancora più bello, siamo ancora una volta io, la mia bici, la strada sterrata e la montagna, una figata!
Per brevi tratti mi tocca spingere, ci sono alcuni metri dove i sassi sono troppo grossi per le ruote della mia One Hundred Black, ma si tratta proprio di 100 metri in totale prima di arrivare al passo dove una stele annuncia la discesa e dove una foto di rito non può certo mancare!

Il sole se n’è andato, mi copro per affrontare la discesa, una discesa magnifica e allo stesso tempo molto dura per via di pendenze importanti e pietre abbastanza grosse da impensierire più di una volta l’equilibrio! Devo ammettere che a furia di andare per sterrati ho sviluppato un buon equilibrio a basse velocità, certo che le dita delle mani dopo un po’ richiedono un po’ di riposo, per cui le pause si fanno un po’ più frequenti nel tratto prima del paese sperduto di Eita.
Da qui ricomincia l’asfalto, prima ghiaioso e sconnesso, poi perfettamente liscio e dove disegnare le curve è una libidine (tanto che su una rischio di andare via dritto contro la montagna, per fortuna i freni fanno bene il loro dovere!).
La discesa è lunga e si conclude a Grosio, stop per il panino con bresaola e per un gelato e poi sotto il sole cocente della Valtellina prendo la statale fino a Mazzo!
Il solo nome ai ciclisti più esperti mette i brividi, davanti a me c’è il mostro, una delle salite più dure di tutta Italia, il mitico Mortirolo!
Nel 1999 in occasione del Giro ero venuto con mio papà, ma ero partito da Grosio percorrendo la prima parte su un’altra strada con pendenze un filo più dolci, ma senza arrivare in cima, oggi scelgo il versante per antonomasia e voglio arrivare fino alla fine.
Il Mortirolo già è duro, poi se una volta in paese prendo la via sbagliata e quello che la salita classica percorre in tre chilometri io me lo sparo in due, beh si, quando lo scopri mandi a quel paese un po’ di santi, ma ormai quando riprendi la strada normale non è che puoi scendere per cui via lungo i trenta e più tornanti di questo mostro!
Il gps a volte va in pausa automatica, è una mazzata psicologicamente parlando, bisogna tenere duro, ma l’acido lattico è alle stelle, nelle gambe c’è ancora un po’ di Gavia e lo sterrato della Val Verva!
Fino all’ultimo chilometro è un vero calvario, mi fermo, mangio qualcosa, bevo un sacco, arrivo in cima che sono uno straccio, ma sono contento come un bambino di essere arrivato in cima ben quattordici anni dopo il primo tentativo!!!

The day after…still #legs #pain #mortirolo #hard #slopes

A photo posted by Giovanni Pirotta (@brokenp87) on

Ora non mi resta che la picchiata verso Edolo, l’orario è perfetto, arrivo giusto giusto in tempo per mangiarmi un gelato in piazza e poi salire sul treno che mi porterà a casa, un po’ di mal di gambe c’è, ma quello che più conta è quanto sono stati belli questi tre giorni tra le montagne della mia infanzia!

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