Martesana Van Vlaanderen 2017

Martesana Van Vlaanderen 2017

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Non saprei da dove partire per raccontare questa seconda edizione del Martesana Van Vlaanderen, ma tutte le storie devono avere un inizio, possono magari non avere una fine, ma l’inizio deve esserci forza!
L’anno scorso non sapevo bene a cosa sarei andato incontro creando questo evento, non lo sapevo io e non lo sapevano bene nemmeno i Popolari e i Cicloidi con le loro Coppa Asteria e Muretti Madness. Poi però più di trenta persone hanno completato Il Trittico 2016, noi ci siamo gasati ed elettrizzati al pensiero di aver creato qualcosa che alla fine ci sembra figo, che ci piace, ma soprattutto sembra piacere a tanti altri sadici di salite come noi. Per cui ci siamo detti, perché mai dovremmo smettere, perchè mai non dovremmo buttarci ne Il Trittico 2017?

E così in autunno è partita nuovamente la macchina organizzativa del Martesana Van Vlaanderen: giri di perlustrazione, verifica del percorso, valutazione di qualche modifica e lo shooting fotografico di tutti i muri.
L’esperienza dell’anno scorso e i feedback ricevuti mi hanno suggerito di modificare soprattutto gli ultimi chilometri che risultavano noiosi. Bisogna quindi andare alla ricerca di chilometraggio nel mezzo per diminuire il piattume cittadino finale mantenendo i 100 km.
Detto fatto, lo sterrato della colonia di Trezzo fa al caso nostro, qualche piccola modifica all’inizio per attraversare Cassano d’Adda al mattino presto e ci siamo, dovremmo avere la traccia definitiva! Peccato che siamo solo a Novembre e manchi ancora un sacco di tempo.

Ma lo sappiamo bene che il tempo vola, un giorno si passa su Illustrator a disegnare cappellini, l’altro si fa un giro in modalità ciclocross sui sentieri nascosti del Martesana Van Vlaanderen (e ti vengono strane idee per un evento collaterale che chissà cosa succederà), l’altro ancora si esce sotto zero per andare a fare un muro nuovo che potrebbe essere aggiunto al percorso!

Ladies and gentlemen, we finally have the Martesana Van Vlaanderen cap!

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Sulla pagina Facebook la gente freme, vuole avere notizie, la Flemish Fever comincia ad arrivare piano piano. La primavera è alle porte e cominciano le prime classiche del nord, è ora di aprire le iscrizioni. Una sola parola può descrivere quello che è successo dopo: DE-LI-RIO!
Il cellulare inizia a vibrare in continuazione, arrivano iscritti ad ogni ora, il numero cresce a dismisura: 230 iscritti il primo giorno che diventano 330 il secondo. Mi rendo conto che andando avanti così il numero massimo di persone l’avremmo raggiunto da lì a poco.
A mezzanotte del terzo giorno siamo a 530 iscritti! La cifra non è tanto spaventosa, era un numero che realisticamente era possibile raggiungere, ma il fatto che sia arrivata in tre giorni ha decisamente colto di sorpresa me, tutto il team de Il Trittico e il mitico Vitto che ha dovuto stampare un sacco di TrittiKard!

C’è poi una cosa interessante da notare, secondo le informazioni raccolte pare che il 70% degli iscritti non c’era lo scorso anno, e questo è sicuramente positivo! Il numero però resta elevatissimo per la natura dell’evento, da una parte sono supercontento, dall’altra sono iperpreoccupato e ogni giorno che passa la tensione sale sempre di più.
Il bello però deve ancora arrivare, perchè tre giorni prima grazie a una segnalazione si viene a scoprire che il muro con i tornanti del Castello di Trezzo è chiuso per lavori! E dire che il weekend prima avevo fatto in bici tutto il percorso e non c’erano intoppi. A metà settimana hanno chiuso la strada, niente da fare, non si passa, bisogna cambiare la traccia!
I muri diventano quindi diciassette, le cose da fare sono tantissime, i giorni che mancano sono sempre meno, bisogna etichettare le birre, dividere il materiale negli scatoloni, decidere insieme al mitico staff chi prenderà la macchina, chi taglierà il pane, chi trasporterà i tavoli, non sembra, ma dietro questa giornata si è mossa un sacco di gente.
Il primo aprile ormai è qui, non dormo più di tre ore, come al solito mi sembra che manchi qualcosa, anche se poi non manca niente, alle 04:00 apro gli occhi e non li richiudo più, non benissimo!
Appuntamento alle 06:30 al Rian dove Andrea ha deciso di offrire la colazione a tutto lo staff. Le facce sono ancora addormentate, ma siamo carichi e pronti per una giornata di fuoco!
Trasferimento in massa davanti alla Gelateria Pirotta dove è fissata la partenza, sono le 07:00 è c’è già un bel po’ di gente. Montiamo il tavolino e tiriamo fuori gli adesivi e le TrittiKard da distribuire, c’è già il giusto clima: sorrisi, risate e abbracci!

Foto: Fulvio Silvestri

Faccio finalmente conoscenza di Federico, volevo proprio conoscere quel matto che dalla provincia di Roma si è sparato da solo tutta la strada per venire qui. Semplicemente un grande e vederlo alla partenza mi ha fatto un piacere enorme, non ci conoscevamo, ma dai suoi occhi si capiva che aveva una voglia matta. Oltre a lui, che vince a mani basse il premio per il più lontano, ci sono persone da Firenze e Arezzo, qualcuno da Mestre e gruppi piemontesi ed emiliani, pazzesco!
Adesivi attaccati, la gente continua ad arrivare e nel frattempo invitiamo i primi a partire per evitare di accumulare troppe persone nella via. Il primo gruppetto salta in sella alle 07:20 e con una finestra di partenza così larga riusciamo a non creare il minimo ingorgo al via, tutto liscio e senza problemi e alle 08:00 parto anche io insieme ai Cicloidi e qualcuno della Popolare.

Foto: Fulvio Silvestri

I primi muri vanno via tranquilli e subito si affronta il facilissimo Nahetwerkmuur appena superata la Fortezza Viscontea di Cassano d’Adda.

Foto: Fulvio Silvestri

Tocca poi al Vavarmuur con le sue curve a gomito far prendere la gamba per le successive fatiche ben più impegnative di questa.

Foto: Graziano Fumagalli

Un attimo di relax nella campagna bergamasca, si attraversa il Brembo sul vecchio ponte di Brembate e si arriva a Crespi per il primo passaggio sullo sconnesso Capriatmuur e il facile Koncesmuur. Saltato per cause di forza maggiore l’affascinante Harspelbochtmuur (sarà per l’anno prossimo) si prosegue risalendo il fiume e lasciando la centrale Taccani alle spalle.

Foto: Stefano Barzaghi

Sorpassiamo tantissime persone, ero un po’ preoccupato per eventuali grupponi sulle strade, ma davvero non mi pare di aver visto nessun problema, per cui via di corsa sulle rampe dell’Hemelmuur! Qui per la prima volta percepisco che siamo davvero tanti, tra chi è fermo a riparare una camera d’aria e chi si pianta sulle bastarde pendenze del muro. Rispetto all’anno scorso la quantità di gente è pazzesca, è una figata e finalmente si cominciano a sentire le prime madonne volare. Volevate soffrire? Eccovi accontentati!

Foto: Fulvio Silvestri

L’Hemelmuur è la porta dell’inferno, comincia la parte dura del percorso e difatti poco dopo arrivano i ciottoloni del Bertinicentraalmuur, breve, sconnesso e ripido, ma con il ristoro in cima tutto è più facile!
Tre tavoloni pieni di pane con nutella e marmellata, un pentolone di tè freddo e vassoi di dolci che vanno via dopo pochi secondi, gente che chiacchiera di quale sia il muro più duro e di quelli che bisogna ancora affrontare e il camion pieno di salame tenuto nascosto dalle bocche affamate dei partecipanti. Ce ne sarà per tutti, ma al secondo giro, non adesso!

Foto: Graziano Fumagalli

Di nuovo in sella per affrontare il facile Addaportmuur e poi asfalto in direzione Paderno. Inevitabile qualche momento di difficoltà al semaforo del ponte, si scende al fiume, si passa sotto il magnifico arco di ferro e ci si prepara ad affrontare il mitico Padernmuur!
Cinquecento metri di ciottoli nel bosco, pendenze in doppia cifra, decisamente il muro più affascinante!
Mi fermo per fare un video, Michele da dietro avanza velocissimo e quando mi sorpassa dice “Grande Gio, sto muro mi gasa di brutto!”, rido un sacco e poi si riparte a tutta fino in cima. Il Padernmuur resta sempre il Padernmuur, quei ciottoli non saranno fiamminghi, ma stanno prendendo la cittadinanza belga ed è proprio vero che farlo con tutta sta gente intorno è un’emozione ancora maggiore.

Foto: Fulvio Silvestri

Superata la diga si prosegue ancora sullo sterrato in riva al fiume fino a Imbersago, forse uno dei tratti più selvaggi con sentiero stretto e l’acqua a non più di un metro!

Foto: Tornanti.cc

Arrivati al famoso traghetto leonardesco ci aspetta l’Oudeveerbootmuur, giro di boa alla rotonda della Madonna del Bosco e poi ancora lo stesso sterrato di prima in senso contrario, si torna a Paderno.

Foto: Stefano Barzaghi

La strada che prima era stata affrontata due volte in discesa stavolta diventa il Toscaansmuur, asfaltato, ma decisamente bastardo soprattutto nel tratto finale!

Foto: Graziano Fumagalli

Il Padernmuur in discesa mette le braccia a dura prova, ma per fortuna l’avvicinamento al secondo ristoro lungo il secco Naviglio di Paderno è privo di difficoltà. Prima del tanto agognato pane e salame bisogna però affrontare nuovamente quel gran bastardo del Bertinicentraalmuur, forse il muro più sofferto di tutti!

Foto: Fulvio Silvestri

Il clima rilassato che si respira al ristoro è impagabile, vedere Maddi, mio fratello e i miei amici non fermarsi un secondo è incredibile, si stanno facendo un culo pazzesco, ma alla fine si stanno davvero divertendo.
Sono appena passate le 11:30 e riprendiamo i nostri mezzi, ci aspetta il divertente sterrato in discesa verso la centrale Esterle e poi subito dopo il secondo passaggio sull’Hemelmuur. Come eravamo entrati ci tocca uscire dall’inferno per lo stesso muro!

Foto: Stefano Barzaghi

Finalmente un po’ di relax, la strada alta verso Trezzo è un leggero falsopiano in discesa dove in gruppo si va alla grande. Vedo davanti una maglia tricolore e allungo per raggiungere il mitico Max, il grande uomo dietro il Giro del Demonio che quest’anno è finalmente riuscito a fare tutto il percorso. Dovete sapere che senza le sue ciclo-notturne probabilmente Il Trittico non sarebbe nato, perchè forse mai si sarebbero incontratti i Pops e i Cicloidi, è tutta colpa sua!
Doppio tornante in discesa e poi il tratto sterrato inedito, il meteo asciutto della settimana precedente ci ha graziato e non troviamo il solito fango, peccato, sarebbe stato bello vedere tutti affondare le ruote nel fondo melmoso.
Ritorniamo lungo il fiume e riprendiamo a pedalare verso Trezzo, ci attende il Tresskasteelmuur e poi subito dopo l’accoppiata Capriatmuur e Koncesheiligdommur con il doppio passaggio incrociato sulla stretta passerella di Concesa.

Foto: Fulvio Silvestri

Il Koncesheiligdommur è l’ultimo muro veramente tosto, fondo erboso con ciottoli che affiorano più o meno a caso, una lingua di cemento interrotta più volta da tombini di varie forme che dal Santuario porta fino all’ingresso di Villa Gina. L’attrazione principale però  è vedere Arian a metà salita con delle birre fresche in mano, decisamente la più bella feed zone improvvisata della storia.

Foto: Tornanti.cc

Scatto per prendere la birra senza pensare al fatto che poi dovrò tenere il manubrio su queste pendenze con una sola mano, portare la birra alla bocca e bere senza smettere di pedalare! In altre parole, un momento di ciclismo bassissimo come piace a noi e come hanno scritto i Pops: tutto il Martesana condensed in one shot (of beer)!

In cima c’è poi il tempo per gustarsi con più calma i fondi di queste bottiglie, un brindisi al Martesana Van Vlaanderen è d’obbligo e poi via per gli ultimi venti chilometri.

Foto: Fulvio Silvestri

Ci attende il secondo passaggio sul Vavarmuur, che poi davanti hanno sbagliato strada e non l’abbiamo fatto, e successivamente la passerella sull’Adda di Fara e il drittone del Grupelmuur dove finalmente riesco a superare a tutta velocità il mitico Vitto. Nelle interviste affermerà di avermi lasciato vincere in quanto organizzatore dell’evento, ma io non ci credo!

Foto: Graziano Fumagalli

Ormai è fatta, tutti i muri sono alle spalle, volata finale sulla strada di campagna, passerella in centro al paese e finalmente arriviamo a destinazione, o meglio, arriviamo alla birra, intesa come entita astratta e quantità infinita, non come singola birra, differenza sottile, ma molto importante!
La festa è già cominciata, sotto il gazebo Maddi consegna ticket del pasta party a raffica, le spillatrici svuotano i fusti a velocità mai viste, la pasta non fa in tempo ad arrivare che è già finita, che spettacolo!

Foto: Fulvio Silvestri

Come l’anno scorso vorrei ringraziare tutti uno ad uno, ma la confusione del momento lo rende praticamente impossibile, ma se il Martesana Van Vlaanderen 2017 è stato quello che è stato lo devo a tantissime persone.
Innanzitutto un enorme grazie a tutto lo staff del Rian Restaurant Cafè e in particolare ad Andrea, senza la sua disponibilità e il suo entusiasmo il ristoro e il pasta party non sarebbero stati possibili e il Martesana Van Vlaanderen non sarebbe stato così divertente, grazie davvero!
Un altro grazie gigantesco lo devo fare a Vittorio di 2CStampe, tutti gli adesivi e le cartoline che avete ricevuto sono opera sua, semplicemente un grande, sappi che non me la bevo, sul Grupelmuur ti ho battuto!
Devo poi ringraziare Attilio della Macelleria BonoraPinuccia del Panificio La Fornarina e Co.Fru.V. di Inzago per aver supportato con salame e pane il ristoro. Da non dimenticare poi tutte le amiche di mia mamma che hanno preparato tutti quei fantastici dolci, non hanno fatto nemmeno in tempo ad arrivare sul tavolo che erano già finiti!
Come l’anno scorso abbiamo fatto una piccola estrazione e per i premi a disposizione il ringraziamento va al mitico Peter Velits di Isadore Apparel, a Max di Podia.cc, a Francesco e Eloise di Tornanti.cc per la fantastica stampa del mondiale di Bieles, all’amico Luca di Veeka per gli splendidi guanti vintage in palio anche con il Thirteen Challenge, a Simone de L’Ostello del Ciclista, a Samantha di The Wonderful Socks e infine a Paolo di Deus Cycleworks.
Un altro speciale ringraziamento va alla Gelateria Pirotta per la colazione pre-partenza e a La Stazione delle Biciclette che ci ha ospitato a Febbraio per la presentazione de Il Trittico, è stato un peccato non avervi tra noi, ma sono sicuro che ci rifaremo il prossimo anno!
Grazie al team del Trittico composto da Michele, Arian, Daniele, Giuseppe e Vittorio, grazie per le cazzate telematiche che ci scambiamo ogni giorno e per la passione che trasmettete e per lo stesso motivo grazie al mitico Max, sempre fonte di ispirazione!
Grazie mille elevato alla millesima a Fulvio Silvestri e ai suoi magnifici scatti, il racconto del Martesana Van Vlaanderen senza di lui non sarebbe la stessa cosa, ogni volta che riguardo le foto scopro dettagli che mai avevo notato.
Disseminati in altri punti del percorso Insieme a Fulvio quest’anno c’erano anche Stefano, Graziano ed Eloise di Tornanti.cc più mia cugina Chiara, una miriade di foto spettacolari che da qui all’anno prossimo non riusciremo a smettere di condividere!
E poi arrivano loro, il mitico MVV Staff, tra di loro nessun ciclista, sono gli amici di sempre che hanno deciso di passare un sabato diverso dal solito al seguito di un amico un po’ strano e altri cinquecento disagiati della bicicletta! Si sono fatti uno sbattimento esagerato: carica i tavoli, taglia il pane, taglia il salame, spalma la nutella, scarica i tavoli, riempi i bicchieri, incita i partecipanti, distribuisci la pasta, spilla la birra!
Grazie quindi a mio fratello Luca che mi piglia perennemente per il culo e che non si è fermato un secondo (così si dice), ad Anto e Andre per aver scarrozzato Fulvio e spinto i ciclisti in difficoltà sui muri, ad Alice e Jessica per aver portato in giro Stefano, a Teo per il camion (solo per quello perchè pare che poi sia sparito, cercano ancora qualcuno per tagliare il pane), ad Arianna, Federica, Ricky e Giulia per l’aiuto in cassa e l’impiattamento volante della pasta oltre che di mille sbattimenti al ristoro, a Martina per le colazioni e la birra e infine a Gian, Paolo e Fede che hanno smesso per l’occasione i panni di allenatori di basket per vestire quelli ciclistici a cui sono sicuramente meno abituati!

Foto: Fulvio Silvestri

L’avevo già fatto l’anno scorso, ma ai miei genitori devo dire grazie per avermi trasmesso l’incredibile passione per la bicicletta, e poi mio papà al primo giorno di pensione si è sparato il Martesana Van Vlaanderen, un inizio col botto proprio!
Infine arriva Maddi, quella santa donna che non so quante volte è andata a dormire da sola perchè io dovevo schedulare post sulla pagina Facebook, modificare una grafica che nessuno avrebbe mai notato, cambiare il roadbook o aggiornare la traccia. Purtroppo anche quest’anno non c’è una sua foto, ma lei è l’unica a vivere il Martesana Van Vlaanderen tutto l’anno e io so che senza di lei questo evento non esisterebbe e una semplice foto non sarebbe abbastanza per misurare la sua importanza!

Foto: Tornanti.cc

La festa nel frattempo volge al termine, la gente saluta e comincia ad andare via, ricevo davvero un sacco di complimenti e fa davvero piacere perchè si capisce che sono complimenti sinceri! Tendenzialmente sono uno che sminuisce spesso quello che fa, sono fatto così, non ci posso fare nulla, ma ripensandoci ho capito come tutto il lavoro e il tempo dedicato a questo progetto in questi anni abbia un valore e possa essere un pezzo importante nel cercare di portare un certo tipo di ciclismo anche da noi.
L’anno scorso avevo scritto che mi sarebbe piaciuto mantenere il Martesana Van Vlaanderen così com’era, senza costi di iscrizione, senza segnalare il percorso, dove il divertimento sta nel pedalare insieme e festeggiare davanti a una birra una volta arrivati a destinazione.
Lo dicevo l’anno scorso e lo ripeto quest’anno, nonostante le preoccupazioni iniziali è andato tutto bene, eravamo il doppio rispetto allo scorso anno e credo che tutti i partecipanti avessero bene in testa che NON fosse una gara e di questo sono davvero felice.
L’intento per il futuro è quello di mantenere tutto così com’è, con tutti i pro e i contro del caso, anche se la preoccupazione principale resta probabilmente quella di tutelare organizzatori e partecipanti da eventuali rischi connessi ad un evento di questo tipo, ma ci sarà modo di approfondire l’argomento da qui all’anno prossimo.
Le idee sono tantissime, alcune riusciremo a farle, altre le dovremo abbandonare o rimandare, quello che è certo è che l’organizzazione dovrà sempre essere un divertimento e non un obbligo e finchè lo sarà il Martesana Van Vlaanderen continuerà ad esistere!

3 Risposte

  1. Fulvio Silvestri
    | Rispondi

    Lo ripeto: felice di essere parte di questa mad mad family! Grazie Gio per il MVV e per questo stupendo racconto che mi ha fatto rivivere la bellissima giornata. Alè!

  2. Davide Baroncini
    | Rispondi

    Bravo/i, magari il prossimo anno si partecipa (ma io porto il vino rosso).

  3. Emanuele Bena
    | Rispondi

    Grazie Gio, Meraviglia MVV e complimenti a tutto lo staff per l’entusiasmo profuso.

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