Lofoten 2019

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Dopo cinque anni di cicloviaggi forse era giunto il momento di cambiare, non che fossimo stufi di viaggiare con le borse sulla bici, però sai, quando i tuoi genitori si auto-regalano per la pensione un Campster della Pössl (diciamo una versione un filo più economica del famoso California della Volkswagen) e te lo prestano, uno ci pensa!
Tra le tante idee da poter fare con tre settimane di ferie c’erano quelle isole Lofoten che già avevamo cercato di raggiungere nel lontano 2014 in occasione del nostro primo viaggio in bici, meta poi scartata per i costi proibitivi dell’aereo.
Mappa da una parte, foglio excel dall’altra, l’idea condivisa con Maddi è quella di dedicare almeno una decina di giorni sulle isole, che alla fine sono i più facili da programmare visto che tra giri in bici ed escursioni a piedi c’è l’imbarazzo della scelta. Almeno tre giorni ad andare e altrettanti a tornare saranno soltanto di auto visto che Inzago dista dalle Lofoten più di 3000 chilometri. A conti fatti avanza ancora qualche giorno da tenere di scorta per eventuali imprevisti o maltempo, più qualche giorno per visitare qualcosa durante il viaggio.
Copenaghen e Stoccolma sono due città in posizioni perfette per un giorno di break nella lunga risalita e discesa del continente, dopodichè avendo scelto di salire per la Norvegia abbiamo deciso di dedicare un giorno allo Jotunheimen e uno alla zona di Geiranger e Trollstigen.
Per il ritorno invece abbiamo optato di scendere dalla Svezia fermandoci ad Abisko sul Kungsleden e poi vedendo strada facendo cosa ci avrebbe ispirato di più.

København

Partenza serale, la prima notte passata nel macabro autogrill tedesco di Achstetten poco oltre il confine austriaco, un giorno intero di viaggio lungo tutta la Germania sotto il sole cocente e tra mille lavori stradali, un traghetto per la Danimarca ed eccoci finalmente arrivati a Copenaghen!
Il campeggio rimane abbastanza fuori dalla città, enorme, bellissimo, pulito e immerso nel verde, punto di partenza ideale per visitare la capitale in bicicletta il giorno successivo.
Primo impatto con le ciclabili di Copenaghen in una sola parola? Paradiso!
Sarà che è Sabato, sarà che fa caldo, sarà che è una giornata fantastica, sarà che la città è fatta ad arte per essere girata su due ruote e su 40 chilometri ne abbiamo fatti praticamente 39 su pista ciclabile, ma Copenaghen è fighissima.

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Cycling in København! ?????

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Girovaghiamo tutto il giorno per il centro tra il porto vecchio di Nyhavn e le sue case colorate, la zona della città libera di Christiania con i suoi profumi da sballo, uno smørrebrød e una birra fresca in riva al canale, una toccata e fuga alla deludente sirenetta e un giro al mercato di Torvehallerne.
Per certe idee e modi di pensare mi sento molto vicino alla cultura nordica, mi piace vedere la gente in bici ferma al semaforo in fila ordinata, vedere cartelli no cash alle vetrine dei negozi, vedere che le ciclabili non sono invase da pedoni o da auto parcheggiate.
Non sono mai stato un sostenitore della mobilità sostenibile a tutti i costi, ma certo è che se da noi si facesse la metà di quello che c’è qui sarebbe già un successo! Si tratta di una questione di cultura, al nord avranno sicuramente tanti altri problemi, perchè come sempre non è tutto rosa e fiori, ma su questo sono avanti anni luce, pochi cazzi.

Jotunheimen

Dalla Danimarca il nostro viaggio verso nord ci porta ad attraversare il ponte Øresund (nota per i malati di serie tv, no, al nostro passaggio non abbiamo visto cadaveri sul confine in mezzo al ponte). Stiamo in Svezia giusto per qualche centinaio di chilometri e proseguiamo verso Oslo per poi tirare dritto fino allo Jotunheimen Nasjonalpark passando anche per Lillehammer, guardando da lontano i luoghi dell’impresa storica di quella mitica staffetta olimpica.
Qualcuno conosce lo Jotunheimen come la terra dei giganti di ghiaccio di Thor, in norvegese infatti significa proprio “casa dei giganti” e si tratta di uno dei tanti parchi nazionali del paese. Al suo interno si trova il monte Galdhøppingen, la vetta più alta del paese con i suoi 2469 metri, e si snoda anche una delle strade panoramiche più famose, la Sognefjellvegen!
Insomma, lasciando perdere discorsi da promozione turistica e amarcord sportivi, arriviamo al campeggio di Bøverdalen e piazziamo il nostro pullmino nel prato, meteo perfetto, nemmeno troppo freddo, si può tranquillamente mangiare fuori, tanto qui fa buio tardi!
Maddi è veramente da tanto tempo che non sale in bicicletta e certamente quello che abbiamo in mente di fare il giorno dopo non è il giro ideale, ma non possiamo lasciarci scappare l’opportunità di percorrere questa strada. Il mattino ci alziamo e fuori c’è una giornata spaziale, sole e caldo, un meteo perfetto che ci accompagna per tutta la salita.
La strada sale in maniera irregolare, ora tira, ora spiana, poi un tratto in contropendenza seguito da un tratto pianeggiante che costeggia uno dei tanti laghetti, poi ancora sale decisa, non è facile prendere il ritmo!

In compenso il panorama intorno è semplicemente qualcosa di strepitoso, ma più si sale e più comincia a tirare un maledetto vento contrario.

Ci fermiamo in uno spiazzo a un paio di chilometri dalla cima per mangiare qualcosa, Maddi è abbastanza provata e decide che può bastare così. Anche per me andrebbe bene fermarmi lì, ma Maddi mi conosce e insiste dicendomi di andare fino in cima che lei si piazza sul sasso a prendere il sole.
Non me lo faccio ripetere due volte, rimonto in sella e conquisto la cima con i ghiacciai che salendo compaiono dietro le montagne più vicine, spettacolo puro!

Una volta ritornati al campo base non è tardissimo, gelato volante e decidiamo di tirare giù il tetto del pullmino e salire fino a Juvasshytta, punto di partenza per le escursioni sul Galdhøppingen a 1840 metri.
La strada è incredibilmente ripida, che i muretti del Trittico spostati proprio! A pensare che inizialmente avevo ipotizzato di salire qui in bici mi viene un colpo.
In cima mettiamo gli scarponi e facciamo un pezzo a piedi sul sentiero fino a raggiungere la neve, niente di che, ma già che eravamo in zona sarebbe stato stupido non venire fin qui ad ammirare questo strano paesaggio lunare.

Geiranger & Trollstigen

La strada per le Lofoten è ancora lunghissima e nel nostro avvicinamento decidiamo di percorrere in auto la strada panoramica che passa dal Geirangerfjord e percorre poi il mitico Trollstigen, una delle strade, a detta di tutti, più belle della Norvegia.
La giornata è ancora perfetta, guidare qui è un piacere per gli occhi e la tentazione di tirare giù la bici è tantissima, dovremo tornarci, è deciso!
Arrivati al passo sopra Geiranger ci buttiamo in picchiata verso il paesino ammirando scorci strepitosi sul fiordo. Una volta arrivati alle prime casette ci troviamo davanti una brutta sorpresa: la nave da crociera ha appena attraccato e il paese sta per essere invaso da un’orda di turisti con cappellino, infradito, macchina fotografica a scatto automatico continuo e senza senso. Insomma, senza nulla togliere a chi fa le vacanze in crociera, quando succedono ste cose a me e Maddi viene il prurito e l’idea di fermarci a mangiare qui ci passa in un secondo!
Tiriamo quindi dritti, altra salita pazzesca con vista sul fiordo, discesa verso il traghettino e poi ancora un po’ di strada fino a Trollstigen, la strada dei troll.

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"Do the troll" she said! ??

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Il panorama è strepitoso, ma la discesa (che io vorrei fare in salita in bici) è una cosa spaziale, tornanti stretti, pendenza in doppia cifra, cascate e pareti verticali, una figata totale!
Soffia un vento pazzesco e in campeggio vola via di tutto, da bici a tavole da surf a noleggio, sarà una serata impegnativa con la tenda del tetto che si muove a ritmo con le folate e il pullmino che balla a destra e sinistra!

Moskenesøya

Dopo un giorno e mezzo di trasferimento verso nord siamo finalmente sul traghetto che da Bodø ci porta sulle Lofoten! Abbiamo fatto davvero un botto di chilometri, ma finalmente siamo arrivati e non vediamo l’ora di esplorare queste isole.
La prima su cui stiamo tre giorni è quella forse più selvaggia e meno urbanizzata, con tutta la parte sud-ovest totalmente wild, senza strade e senza paesini! Per camminare c’è l’imbarazzo della scelta, peccato però che per tre giorni non scende nemmeno una goccia, ma le nuvole sono pochi metri sopra la nostra testa.
Il primo giorno avremmo voluto salire verso il Munkebu Hut, ma la cappa grigia che volteggia sopra le cime delle montagna ci fa cambiare idea, optiamo quindi per un giro in bici verso Fredvang, tanto per assaggiare il clima nordico ed esplorare il nord-est dell’isola. Un giro tranquillo, anche per scaldare le gambe dopo i tanti chilometri di macchina, paesaggi grigi che sicuramente col sole guadagnerebbero un sacco. Arriviamo a Fredvang abbastanza infreddoliti, una fetta di torta e un caffè caldo è quello che ci vuole prima di tornare indietro verso Reine e le sue case dei pescatori, le cosiddette Rorbu, simbolo delle Lofoten.

Il secondo giorno decidiamo che si cammina, ancora il cielo non è dei migliori, ma come ieri non piove mai, in compenso però c’è un’umidità pazzesca che forse è quasi peggio! Dal campeggio mettiamo gli zaini e via verso Å, l’ultimo paesino prima della natura incontaminata.
Appena prima della galleria che porta al villaggio prendiamo il sentiero sulla destra che ci porta sulle rive del lago Ågvatnet. Improvvisando un po’ su quale stradina prendere in quanto non c’è niente di segnalato, ecco che Maddi comincia ad arrampicarsi sulle rocce come uno stambecco. Non mi resta che seguirla in maniera un po’ goffa, su e giù costeggiando il lago e circondati dalle aguzze cime che chissà quali nomi avranno. Incontriamo diversi trekkers che si sono fermati a dormire sul sentiero e prima di percorrere la sponda opposta optiamo per un sasso che diventa il nostro ristorante. La via del ritorno è molto più tortuosa e immersa nel bosco, non si contano le testate ai rami o le semi-storte alle caviglie condite da relative imprecazioni!
Giunti al punto di partenza sembra la volta buona per il sole di uscire a farsi vedere un po’, poco, non molto, ma quel che basta per sedersi a mangiare la focaccia al pesto più costosa del mondo (ebbene si, abbiamo trovato la focaccia al pesto alle Lofoten) e un gelato prima di ripercorrere la E10 a piedi fino al campeggio!

L’ultimo giorno è invece quello che aspettiamo con trepidazione, oggi non si pedala, non si cammina, oggi si pagaia!
Ebbene si, abbiamo prenotato un’uscita con Schiibevag Adventures sotto l’abile guida di Kasper e in compagnia di una coppia di americani, una di francesi e due amici che nessuno ha capito da dove venivano, pagaiamo come nemmeno Antonio Rossi ad Atlanta 1996!

Con la voce di Bisteccone Galeazzi che riecheggia in tutto il fiordo finalmente riusciamo a prendere il ritmo giusto. D’altra parte distrarsi è abbastanza facile con il paesaggio che si ha intorno, in più mettiamoci che Maddi ha qualche problema a capire destra e sinistra e il divertimento è assicurato.
Avvistiamo pure un’aquila che se ne sta bella bella sulle rocce e raggiungiamo poco dopo il piccolo villaggio di Vindstad, un modo per spezzare l’uscita e riposarsi un po’ davanti a un caffè bollente e un dolce tipico.
Il ritorno è tutto con il vento in faccia, è stata dura, ma alla fine siamo tornati sani e salvi, è stata una bella botta al portafoglio, ma pagaiare nel Reinefjord è stata una delle cose più fighe di tutto il viaggio.

Vestvagøya

Per la nostra seconda tappa sulle Lofoten ci spostiamo al piccolo Brustranda camping sulla costa meridionale di Vestvagøya e da qui, sotto un timidissimo sole, ci dirigiamo in bici verso nord.

Giro totalmente pianeggiante e che evita abilmente la strada principale, un pranzetto in spiaggia da leccarsi i baffi prima di chiudere l’anello dell’isola di Gymsøya e tornare al campeggio dove il sole, finalmente, decide di mostrarsi in tutto il suo calore!

Il secondo giorno prendiamo il mezzo e ci spostiamo, una bolla di alta pressione stazione oltre il circolo polare artico, bene così, si va a caccia di montagne! Prendendo spunto dal fantastico sito http://www.68north.com/ optiamo per una facile salita dell’Holandsmelen, una specie di panettone che regala dalla cima una vista a 360 gradi su tutta Vestvagøya e sulle meraviglioe spiagge di Uttakleiv e Hauckland.
La salita non è complicata, solo a volte tira un po’ e si perde un attimo il sentiero nei tratti sassosi, ma niente di troppo complesso, la cosa incredibile è riuscire a godere di un panorama davvero mozzafiato da qualunque parte ti giri!

Dopo aver pranzato in cima (sempre in maniche corte, è bene segnalarlo) scendiamo in picchiata, spostiamo il pullmino verso le spiagge e con le bici percorriamo la strada sterrata che collega Hauckland a Uttakleiv Beach! Maddi non ha per niente voglia di pedalare, io però non posso farmi scappare un po’ di sterrato, insisto e alla fine saranno solo dieci chilometri, ma pedalare in riva al mare, al sole, con vista su una delle spiagge più belle delle Lofoten, vuoi mettere?

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Get back up there! ??

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Chiudiamo la giornata in totale relax, svaccati in spiaggia con l’azzardo di immergersi in acqua addirittura fino alle cosce finchè decidiamo di dirigerci verso la postazione per la notte. La meta odierna è uno di quei posti che da anni era nella nostra to-do list, il camping semi-selvaggio a Unstad, famoso in tutto il mondo (o quasi) per la scuola di surf probabilmente più a nord di tutto il mondo.
La tentazione di camminare di nuovo seguendo la costa è tanta, ma una volta piazzato il pullmino decidiamo di goderci la serata romantica ammirando il tramonto nell’oceano!

Austvagøya

Dopo una colazione con il cinnamon bread all’Unstad Arctic Surf ci mettiamo in marcia verso l’isola di Austvagøya dove abbiamo in programma un’altra bella scarpinata.
Stavolta è il turno del Festvågtinden, una cima che in circa due chilometri e mezzo di cammino ti porta da zero a 500 metri di altitudine! C’è parecchia gente perchè il panorama dalla vetta su Henningsvaer e tutte le cime dell’isola è qualcosa di straordinario, soprattutto con un meteo del genere.
Non piove da parecchi giorni e il sole ha reso il sentiero molto polveroso, dovendo appoggiare le mani parecchie volte e avendo diverse persone davanti si respira polvere per buona parte della salita. Maddi in questi casi si trasforma in capretta arrampicatrice e visto che, a differenza mia, non soffre di vertigini non ha problemi nemmeno nei passaggi più complessi. Non si tratta di niente di pericoloso, però diciamo pure che una volta in cima per raggiungere la vetta vera e propria era meglio se non guardavo giù!

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Now it all make sense! ?????

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Una volta tornati a livello del mare, con la mia caviglia che comincia a dare qualche segno di cedimento, siamo entrambi con le gambe a pezzi e saltiamo la visita di Henningsvaer per goderci un bel paio d’ore in spiaggia. Ovviamente io decido di fare un tuffo stile Mitch Buchannon attirando l’attenzione di tutti, poi quando la marea in pochissimo tempo fa sparire la spiaggia è tempo di sbaraccare in fretta e furia e andare a Svolvaer a fare un po’ di spesa prima di raggiungere il Sandsletta Camping nel nord dell’isola.

Qui la ragazza della reception appena mi vede ha un mancamento, Maddi dice che alla vista di un vero macho latino si è innamorata perdutamente e ha fatto come Ligabue, non trovava le parole! Niente, zero, tutto il suo inglese era sparito, evidentemente sopra il circolo polare artico ho ancora un certo appeal.
Cazzate a parte, da Sandsletta partiamo in bici per un giro che anche oggi si snoda quasi interamente su strade secondarie! La E10, l’arteria principale che percorre tutte le isole, infatti è davvero trafficata ed è meglio evitarla.

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Forever butt photos! ?

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Chiacchierando con Maddi mentre pedaliamo ci viene da dire che facendo le Lofoten solo in bici forse ci saremmo persi tanto, visto che poi di camminate quando si viaggia in bici non se ne fanno troppe e che forse sono state quelle il vero punto di forza del nostro viaggio.
Rimanendo quindi nel nord di Austvagøya ci godiamo la temperatura estiva e il vento incredibilmente a favore costeggiando il mare e attraversando fattorie disperse, incontrando più pecore che persone, l’unico degno di nota il signore che tentava di partire, senza grandi successi, con il suo parapendio a motore.

Andøya

Da Sandsletta ci spariamo un trasferimento lungo nel tardo pomeriggio. Non era in programma, ma come sempre i programmi sono fatti per non essere rispettati, per cui bisogna sempre essere pronti a modificare la scaletta! Abbandoniamo quindi le Lofoten per andare sulle isole Vesteralen, da molti sconosciute o più semplicemente associate alle Lofoten data la loro vicinanza!
Il camping è una decina di chilometri prima di Andenes e la strada per arrivarci è strepitosa, mettici poi il campeggio sulla spiaggia e un tramonto da favola, ecco servita la serata perfetta, unica pecca il vento che appena esci dal riparo ti butta letteralmente per terra.
Il mattino successivo infiliamo in spalla lo zaino e partiamo verso il Coastal Trail che dal villaggio di Stave porta fino al villaggio di Bleik al di là della montagna che noi vogliamo raggiungere, il Måtind!
Pronti via ci accorgiamo dopo 15 minuti che non abbiamo riempito le borracce, fortuna che un autoctono sdraiato nel prato a giocare con il suo cane ce le riempie al volo, possiamo partire. Subito si sale a cannone per superare la prima asperità di giornata che apre il panorama sulla fantastica spiaggia di Hoyvika. Non è però il momento di scendere in riva al mare, il nostro obiettivo odierno è il Måtind, ma non avevamo fatto i conti che perdere la traccia è un attimo.
Da Bleik sta salendo un bel po’ di gente, cerchiamo quindi di andare a prendere il sentiero che stanno seguendo loro facendoci largo tra le rocce, qualche traccia nascosta tra i cespugli di cloudberry (buonissimi) e improvvisazioni varie. La rampa finale non è complicata, tira quel tanto che basta per farti venire il fiatone che una volta in cima sparisce al volo. Siamo a quasi 400 metri, sotto di noi il mare, vertigini poche per fortuna e dopo aver visto Maddi mettere i piedi nel vuoto decido di provarci anch’io, solo una gamba però, l’altra la tengo sul sasso, si sa mai!

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One leg is enough! ???????

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Da qui possiamo scorgere l’isolotto di Bleiksøya, dimora dei puffin che però sembrano aver già migrato, quindi nessun avvistamento. Sti uccelli migrano sempre troppo presto rispetto alle nostre vacanze, dobbiamo cambiare qualcosa.
Tornando indietro deviamo verso la spiaggia, sabbia bianchissima e centinaia di meduse morte, sono di diverso tipo, scopriremo poi la sera cercando qualche informazione in rete che si tratta di esemplari di criniera di leone che possono raggiungere dimensioni più grandi di quelle delle balene, pazzesco!
Dopo la classica foto di coppia di spalle, ormai un must dei nostri viaggi, torniamo al campeggio, gelato, doccia, cena e purtroppo sono quasi finiti i nostri giorni al nord!

Kungsleden

Già perchè il giorno successivo tentiamo di andare ad Andenes per fare whale watching, ma c’è troppo vento e le barche non partono, ma comunque non ci sarebbe stato posto, per cui, dopo una mattinata di cazzeggio, ci iniziamo a dirigere verso la Svezia. Ci fermiamo a dormire al campeggio di Narvik e lungo la strada notiamo diversi cartelli recanti informazioni di battaglie della seconda guerra mondiale. Passo quindi l’intera serata a leggere il resoconto della battaglia di Narvik tra le forze alleate e la marina tedesca, battaglie periferiche e sconosciute, ma che pare abbiano avuto un certo rilievo nel controllo delle miniere presenti in zona e utili alla produzione delle armi.
Il giorno successivo il meteo cambia, nuvole basse ci attendono al confine con la Svezia e una volta giunti ad Abisko ci accompagnano sul primo tratto del Kungsleden.

Il Sentiero del Re è il più famoso trekking della Lapponia e infatti incontriamo un sacco di persone che stanno partendo o che stanno arrivando alla fine del percorso. Il tratto che abbiamo fatto è quello iniziale e non è sicuramente il più memorabile, però guardando le varie foto online dev’essere veramente figo percorrerlo tutto, un giorno torneremo, me lo sento!

Lasciato alle spalle Abisko percorriamo tutta, tutta, ma proprio tutta la Svezia da nord a sud, prima avvistando renne a bordo strada e frenando all’improvviso per lasciarle attraversare in tutta calma, poi annoiandoci non poco visto il paesaggio oggettivamente monotono che la strada offre rispetto alle strade norvegesi.
Ci fermiamo a dormire a Overkalix e Harnosand prima di giungere a Stoccolma, tre giorni di auto che obiettivamente hanno pesato un pochino!

Stockholm

Come per Copenaghen decidiamo di visitare la città in bicicletta, siamo accampati sul lago Flaten e per arrivare in centro dobbiamo fare una quindicina di chilometri, primo stop il Cykelcafè Le Mond per una bella colazione e poi via per le strette viette del centro storico di Gamla Stan. Un po’ più caotica di Copenaghen, ma è anche vero che oggi è un giorno lavorativo, in ogni caso in bici si gira che è un piacere!
Dal centro ci spostiamo verso la zona dei musei perchè c’è il museo Vasa che è una di quelle cose che mi piacerebbe vedere. Nonostante non sia un amante di musei questo è intrigante, anche perchè la storia fa sorridere, una nave costruita per conquistare territori stranieri e che subito dopo l’inaugurazione affonda nel porto di Stoccolma.
Il galeone è impressionante, così come la storia di come hanno fatto a riportarlo in superficie, visita che sicuramente vale la pena fare!

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Cycling in Stockholm! ?????

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Pranziamo al mercato coperto e cazzeggiamo un po’ nel pomeriggio prima di tornare verso il campeggio sotto un’acquazzone che ci lava completamente da capo a piedi. Non avevamo mai preso l’acqua, ci sembra la degna conclusione di un viaggio metereologicamente fortunato.

Il giorno successivo bisogna ripartire verso casa, abbiamo la mezza idea di fare uno stop dopo Copenaghen per visitare in bici le scogliere di Mons Klint, ma quando arriviamo in zina sta diluviando e tra l’accqua e le nuvole basse non si vede altro che la strada e la macchina davanti. Optiamo quindi per tirare dritto, prendere il traghetto per la Germania e spararci qualche altro centinaio di chilometri per dormire in un bucolico autogrill dopo Hannover per ripetere lo stesso film il giorno successivo fino a casa!


Si è trattato del nostro primo viaggio in modalità pullmino + trekking + bici ed è stata la prima volta con il pullmino, è tempo di tirare le conclusioni!
Partiamo dagli aspetti negativi, inutile girarci intorno, in queste tre settimane abbiamo fatto troppi chilometri in auto, 7925 km sono tanti, poche storie. L’alternativa sarebbe stata quella di prendere l’aereo e noleggiare una macchina (molti che abbiamo incontrato l’hanno noleggiata in Finlandia perchè costava meno essendoci l’Euro). Se si hanno due settimane è sicuramente un’opzione da valutare anche se economicamente più dispendiosa considerando aereo e noleggio.
Sicuramente in questo giudizio pesa molto il viaggio di ritorno, vuoi la noia di guidare in Svezia (totalmente diverso guidare in Norvegia dove i limiti sono più stringenti, ma il paesaggio merita sempre), vuoi il fatto che la vacanza volge al termine, insomma il ritorno ha pesato.
Tra gli aspetti positivi c’è invece la comodità di avere una casa itinerante che si ferma dove vuoi, la possibilità di portare l’occorrente sia per pedalare che per andare in giro a piedi, la possibilità di cambiare al volo i piani in base al meteo, voglia di cambiare zona e quant’altro. L’assenza del tendalino (arrivato e poi montato solo in autunno) non si è fatta sentire perchè comunque siamo stati parecchio fortunati con il meteo.
Lo spazio può sembrare ristretto, ma alla fine ci sta tutto il necessario e si potrebbe anche limare qualcosa senza troppi problemi, dentro si fa da mangiare comodamente e si dorme alla grande.

Chilometri a parte, il mezzo è sicuramente promosso a pieni voti, il viaggio pure, soprattutto ci rimarranno impressi nella memoria le escursioni a piedi e quei paesaggi in cui mare e montagna si fondono, spiagge bianche e scorci incredibili che solo queste terre nordiche sanno regalare.
Se poi quando torni scopri che dalla prossima estate queste avventure non si faranno più in due, ma in tre, allora questo viaggio rimarrà ancora di più nel cuore! ?

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