Il Lombardia 2016

Il Lombardia 2016

pubblicato in: Rides, Stories | 1

Primo weekend di Ottobre, l’estate ormai è alle spalle, e non c’è inizio autunno senza Il Lombardia, la famosa classica delle foglie morte!
Il Lombardia è storia, è sudore, fatica, ma tra tutte le Classiche Monumento è quella che mi ha sempre suscitato meno emozioni delle altre. Vuoi perchè si corre in un periodo diverso da tutte le altre Classiche, vuoi per i continui cambi di percorso, forse è questo, forse no, è così e non ci possono fare niente.
Quest’anno però è diverso, finalmente un percorso duro, cattivo, ignorante, quello che ci vuole per innamorarsi (o re-innamorarsi) di questa corsa storica!
Diverso anche perchè quei pazzi de La Popolare Ciclistica si sono inventati un evento per lo stesso giorno della gara, il nome è tutto un programma: Il Lombardia – Northern Cycling Soul!

Due proposte tra cui scegliere, il “lungo” da Como a Bergamo ricalcando quasi fedelmente il percorso dei professionisti e il “corto” da Bergamo a Bergamo con soltanto (si fa per dire) le salite centrali.
Ovviamente scelgo l’alternativa più soft, soltanto 100 chilometri e quasi 2500 metri di dislivello! In pratica soft un paio di palle, ma ci sta, se la corsa è dura per i pro lo deve essere anche per noi.
Credo sia il primo giro in un gruppo del genere, sono decisamente la pecora nera con il portapacchi e la borsetta sul manubrio, l’unico con la bici che supera abbondantemente la doppia cifra in termini peso e l’unico al di sopra dei 90 kg. Diciamolo pure, il percorso non si addice alle mie caratteristiche, ma non si può mollare così facilmente.
Avvicinamento a Torre de’ Busi che vola via come niente, poi si gira a destra e comincia la mitica Valcava! Tempo due chilometri e sono ultimo, chiudo il gruppo, sono l’arriere du peloton, ma è tutto calcolato, lo faccio per le telecamere.
Schivando le castagne spiaccicate per terra cerco di salire al mio ritmo, poi però arriva quella curva a destra, l’asfalto si impenna e si comincia a soffrire per davvero. Su Strava mi sono poi divertito a confrontare i miei tempi con quelli dei professionisti, negli ultimi 4 km di Valcava il buon Villella mi ha dato la bellezza di 25 minuti! Insomma, d’altra parte è giusto, come ho detto il percorso non si addice troppo alle mie caratteristiche.

Panino e coca-cola volanti in cima, discesa tra la nebbia insieme ai pochi che hanno deciso di aspettarmi e poi ancora su verso il Berbenno per qualche chilometro. Una salita non bellissima a dire la verità, però ha dalla sua il fatto di presentare delle pendenze umane.

“Ha sofferto sulla Valcava ed è rientrato in discesa, però qui Van Pirotten potrebbe decidere di partire. Sembra proprio una salita cucita su misura per lui!” esclama il telecronista.
“Nonostante l’assenza del pavè a lui tanto caro qui è dove potrebbe fare la differenza!” interviene il commentatore tecnico.
“Eccolo, questo sembra lo scatto decisivo. Dietro si guardano, sembra mancare l’accordo tra gli inseguitori, ma attenzione un Popolare riporta sotto tutti e Van Pirotten adesso è al gancio, non riesce a tenere le ruote del gruppetto! Incredibile, crisi improvvisa per il belga e addio sogni di gloria”.

In realtà non ci ho nemmeno provato a fare lo scatto, appena la strada ha cominciato a salire mi sono inesorabilmente staccato, ma solo perchè mi piace andare in salita e voglio starci il più possibile!

Se il Berbenno non fa così male, diverso è il discorso di Sant’Antonio Abbandonato. Salita breve, sede stradale stretta, pendenze a due cifre per lunghissimi tratti, contesto paesaggistico carino, tanta gente in bici che tenta di arrivare in cima e molte persone a bordo strada che ti incitano, non mi aspettavo tutta questa partecipazione per Il Lombardia.
Ci appostiamo quasi alla fine della salita e la scelta si rivela ottima perchè è proprio qui che la corsa esplode! Passa Caruso in fuga, poi dietro l’attacco di Gesink spezza il gruppo e riusciamo a vederli passare quasi uno ad uno.

Non ci sono molti corridori ancora in corsa, questo è un bene per noi che dobbiamo raggiungere Bergamo nel più breve tempo possibile. Passa il fine corsa, si salta in sella e via in picchiata verso la città, mentre la corsa affronta le salite di Miragolo San Salvatore e il Selvino.
Arriviamo a Bergamo giusto in tempo, ci fanno passare sul tracciato, arco dei 5 chilometri all’arrivo, tratto in pavè della Boccola, passaggio sotto la porta e salita verso la città alta gremita di gente! Le mie gambe sono agli sgoccioli, ma devo ammettere che salire tra due ali di folla ti carica veramente un sacco.
Raggiungo i miei genitori che sono venuti in bici da casa, posizione rialzata sulla terrazza del teatro, tra qualche minuto sarà una vera e propria bagarre!
Attacca Rosa, ripreso, ci prova Bardet, si stanno avvicinando, ripreso anche lui, è il turno di Chaves, sembra la volta buona, Bardet si pianta, sono quasi qui sotto, il boato della Boccola è da pelle d’oca, Uran lo marca stretto, Rosa è più indietro, Bardet è finito, passano sotto l’arco e scompaiono alla vista. Tutta sta fatica per vederli qualche secondo, ma ne vale sempre la pena!

Un occhio e la voce sono rivolti qui sotto per incitare i corridori, mentre l’altro occhio è sullo smartphone per seguire le fasi finali della gara dove il sorridente Chaves beffa Rosa negli ultimi venti metri.
Ma Il Lombardia non è finito, ci sono quelli che sono indietro minuti dai primi, che nonostante non abbiano più nulla da chiedere a questa corsa vanno avanti con le gambe a pezzi e la faccia stravolta, forse solo per poter dire di aver portato a termine Il Lombardia.
Un Lombardia spettacolare, duro e devastante per tutti, per quelli del “lungo”, per quelli del “corto” e anche per i professionisti! Ma se è stato spettacolare è anche grazie ai ragazzi de La Popolare Ciclistica che hanno saputo farmi apprezzare il fascino nascosto di queste salite.

Una Risposta

  1. Carlo
    | Rispondi

    Bellissimo racconto !

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